Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi” – Belleville News

Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi”

Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi”

I cerchi” di Alessandro Conforti è il racconto vincitore della borsa di studio per il corso Scrivere per ragazzi con Beatrice Masini, Giordano Aterini e Chiara Fiengo, online dal 12 aprile.

A partire dall’incipit proposto (ispirato al celebre “pezzo di legno” con cui si aprono le avventure di Pinocchio), il racconto mette in scena un comunissimo ciocco del quale nessuno riesce a determinare l’età. Una serie di personaggi via via sempre più “importanti” – dapprima il contadino Celso Barozzi, poi la moglie, quindi il vicino di casa, il cognato, il direttore di banca, un ministro e persino il Presidente della Repubblica – si cimenta (invano) nel tentativo di contare i cerchi del legno. In un crescendo comico e surreale, la impenetrabile semplicità del legno si oppone all’ostinata inefficacia degli umani, irretiti da una distorta quanto inutile visione “gerarchica” del mondo. Ironica parabola sull’illusione del potere, il racconto unisce all’umorismo d’impronta rodariana il pregio di un linguaggio semplice e chiaro, che ben si accorda alla sensibilità dei giovani lettori a cui è diretto.

***

I cerchi

C’era una volta un pezzo di legno. Ma non era quel pezzo di legno. Quello che dico io lo stava per spaccare in due il signor Celso Barozzi, di mestiere contadino. Prima di abbassare l’accetta, gli venne la curiosità di sapere quanto fosse vecchio.

Uno, due… mormorava, contando i cerchi. Ma a un certo punto s’ imbrogliò, e ripartì da capo. I cerchi iniziavano chiari, poi si ingarbugliavano: Barozzi si perse anche la seconda volta.

Portò il tronco alla moglie che stava stendendo i panni; la moglie tentò, ma anche lei si confuse.

“Hai visto?” chiese il sig. Barozzi, tutto sorridente.

“Senti, Celso. Ho cento cose da fare solo stamattina. Va’ a spaccare questo ciocco, ché così grosso nella stufa non entra”.

“Va be’”, disse Barozzi; e nel tornare indietro incrociò Pinardi, il suo vicino di casa.

“Sai”, gli disse, “che non c’è verso di capire l’età di questo legno?”

“Ma va’”, rispose: “dammi”. Però anche Pinardi non ci saltava fuori. Si schiarì la voce e disse: “stasera viene a cena da me mio cognato, che lavora all’ufficio delle tasse. Uno più preciso di lui non l’ho mai visto. Vieni da noi dopo mangiato e glielo facciamo vedere”.

Barozzi andò, ma neanche il cognato di Pinardi riuscì a contare gli anni. Però, a quanto pareva, il suo direttore era la persona più precisa di tutta la provincia. “Se non fosse così” aggiunse orgoglioso, “non sarebbe il mio direttore”. L’indomani mattina portarono il pezzo di legno all’Ufficio delle Imposte: il direttore stette una mezz’ora buona a cercare di contare i cerchi, ma niente.

“Io”, disse, “ho l’onore di conoscere personalmente il signor Sindaco, che è un grand’uomo. Lui riuscirà senz’altro a dirci quant’è vecchio questo ciocco”.

Il sindaco non riuscì neanche lui. Comunque aveva un parente Ministro che fu chiamato fin da Roma, e quando arrivò in paese c’era la banda.

Rimase tutto il pomeriggio a cercare di contare i cerchi, con l’aiuto dei suoi assistenti. Però anche loro, come Barozzi, arrivavano a un certo punto e s’imbrogliavano. Allora il Ministro s’asciugò una goccia di sudore dalla fronte; poi disse che non rimaneva nulla da fare se non sentire il Presidente della Repubblica, peraltro suo carissimo amico.

Quando arrivò il Presidente dal Quirinale, di bande ce n’erano due con ciascuna le sue majorettes. Si chiuse in una stanza per due giorni assieme ai collaboratori e ne uscirono senza saper dire il numero d’anni del tronco, ma con un bando firmato e controfirmato: chiunque avesse voluto, avrebbe potuto recarsi in municipio a risolvere il dilemma. Giunsero le migliori menti d’Italia: matematici, fisici, ingegneri e qualche imbroglione.

Nulla.

Infine, da Ginevra arrivò un professore. Insegnava botanica e dicevano che una testa così non si trovava uguale a fare due volte il giro del mondo. Prese il ciocco fra le mani, diede uno sguardo veloce ai cerchi e poi tirò fuori un metro da sarta. Dopo neanche cinque minuti sciolse l’enigma: “se i cerchi sono confusi, bisogna calcolare l’età misurando la corteccia: quest’albero aveva tra i dieci e i dodici anni”.

La folla applaudì, le bande suonarono e le majorettes ballarono.

Il campanile scampanò.

“E adesso” chiese il professore aggiustandosi gli occhiali sul naso, “cos’ho vinto?”

Il Signor Presidente non si aspettava questa domanda, e la girò al Ministro che s’informò presso il Sindaco.

Il Sindaco chiese al direttore dell’Ufficio delle Imposte; lui si rivolse al cognato di Pinardi.

Il cognato chiamò Pinardi, che andò difilato a citofonare a Barozzi. Il contadino chiese consiglio alla moglie e lei lo mandò a farsi friggere.

Fu dunque Barozzi in persona a recarsi al palazzo del municipio, dopo aver indossato la sua camicia della festa.

Nel salone di rappresentanza stavano servendo spumante con pasticcini. Appena entrò Barozzi, il chiacchiericcio si fermò. Cercò con gli occhi il professore, e quando lo vide sorrise imbarazzato. Tossicchiò, si sistemò il colletto. “Il premio”, disse indicando il ceppo infiocchettato d’una coccarda tricolore, “è quello lì”.

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