Il testo vincitore della borsa “Prova di traduzione (dal francese)” – Belleville News

Il testo vincitore della borsa “Prova di traduzione (dal francese)”

Il testo vincitore della borsa “Prova di traduzione (dal francese)”
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Silvana Fancello è la vincitrice della borsa di studio di Prova di traduzione (dal francese), il laboratorio con Yasmina Mélaouah, Anna D’Elia, Elena Cappellini, Daniela Salomoni e Lorenzo Flabbi che si terrà online dal 12 ottobre al 21 dicembre 2022.

Il bando della borsa di studio chiedeva ai partecipanti di tradurre un brano tratto da Les envolés di Étienne Kern (Gallimard 2021). Ecco la versione in lingua originale:

4 février 1912, au petit matin. Une trentaine de personnes s’étaient rassemblées là, devant la tour Eiffel. Des policiers, des journalistes, des curieux. Tous levaient les yeux vers la plateforme du premier étage. De là-haut, le pied posé sur la rambarde, un homme les regardait. Un inventeur.
Il avait trente-trois ans. Il n’était pas ingénieur, ni savant. Il n’avait aucune compétence scientifique et se souciait peu d’en avoir.
Il était tailleur pour dames.
Il s’appelait Franz Reichelt.
Il venait de Bohême, un vieux royaume qui mourait lentement au bord d’un vieil empire.
Il y avait un village près de Prague, Wegstädtl, c’est là qu’il était né, dans une petite maison grise que longeait le fleuve. Tout autour, des champs de houblon et, plus loin, dans toutes les directions, de longs sentiers qui se perdaient sous les arbres.
Il n’avait pas voulu devenir cordonnier comme son père ; le tisserand de la ville d’à côté l’avait pris comme apprenti. À l’âge où l’on se choisit une vie, il était allé à Vienne pour entrer chez un couturier. Il était consciencieux, habile de ses mains : après quelques années, en 1900, il était parti tenter sa chance à Paris, capitale de la mode.
Les débuts avaient été durs. Il ne savait pas un mot de français. C’était un étranger. Pire, presque un Allemand.

La borsa di studio è stata assegnata a Silvana Fancello, di cui riportiamo la traduzione:


Traduzione di Silvana Foncello

4 febbraio 1912, di primo mattino. Una trentina di persone si erano radunate là, davanti alla torre Eiffel. Poliziotti, giornalisti, curiosi. Tutti sollevavano lo sguardo verso la piattaforma del primo piano. Da lassù, con un piede poggiato sul parapetto, un uomo li guardava. Un inventore.
Aveva 33 anni. Non era un ingegnere né un esperto. Non aveva nessuna competenza scientifica e non gli interessava averne.
Era un sarto per signora.
Si chiamava Franz Reichelt.
Veniva dalla Boemia, un vecchio regno che si stava spegnendo lentamente ai confini di un vecchio impero.
C’era un paese vicino Praga, Wegstädtl, e lui era nato lì, in una piccola casa grigia, lungo il corso del fiume. Tutto intorno dei campi di luppolo e, all’orizzonte, in tutte le direzioni, dei lunghi sentieri che sparivano fra gli alberi.
Non aveva voluto diventare calzolaio come il padre; il tessitore della città vicina l’aveva assunto come apprendista. All’età in cui si sceglie una strada, si era trasferito a Vienna per lavorare presso un sarto. Era preciso, abile con le mani: dopo pochi anni, nel 1900, era partito per tentare la sorte a Parigi, capitale della moda.
Gli inizi erano stati duri. Non sapeva una parola di francese. Era uno straniero. Peggio, quasi un tedesco.

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