Il testo vincitore della borsa di studio “I mestieri del libro” – Belleville News

Il testo vincitore della borsa di studio “I mestieri del libro”

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Il testo vincitore della borsa di studio “I mestieri del libro”
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Laura Pergola, autrice di una scheda su Corpomatto di Cristina Venneri (Quodlibet 2022), è la vincitrice della borsa di studio per il corso online “I mestieri del libro”, in programma dal 19 ottobre. 

Mettendo in luce la tensione tra forze opposte – propulsione al cambiamento e stasi, indipendenza e legami famigliari, necessità di crescere e impossibilità di farlo – che intesse l’intero romanzo, Laura Pergola interpreta in maniera convincente l’esordio di Cristina Venneri. Il percorso di crescita della protagonista Marta, costellato di passaggi a vuoto e fallimenti, emerge con chiarezza, così come i punti di forza e di debolezza del romanzo. Anche il giudizio finale risulta ben argomentato.


Opera prima di Cristina Venneri, Corpomatto racconta la storia di Marta, figlia di divorziati, studentessa fuorisede senza troppa convinzione, che abbandona Taranto per Messina, tentando un taglio emotivo da una famiglia ormai scomposta. Iscritta alla facoltà di lettere, Marta ribadisce la sua natura indolente, dedita, più che allo studio, ai bighellonaggi con un gruppo di amici musicisti che la porteranno a conoscere il bassista Tobia, con cui intraprenderà una relazione a distanza di sicurezza, sia fisica che emotiva. Il fallimento della carriera universitaria di Marta inaugura una seconda parte della narrazione, dedicata al ritorno della protagonista nella città natale, e al tentativo faticoso di costruire le proprie radici, incastrata tra due genitori che si corteggiano come liceali, e la paura di lasciare un nido conquistato a fatica, per quanto malconcio. In una città resa fantasma dallo sfruttamento industriale, Marta cerca di fare ordine, nella sua testa, nel sentimento (difficile parlare di affetto, che pure non manca) che tiene insieme la sua famiglia, «un nucleo composto di tre individui separati eppure indissolubili».

Una nota positiva merita anzitutto la densità della narrazione, che in sole centocinquanta pagine restituisce il senso di precarietà di una generazione che la figura del fuorisede incarna perfettamente, bloccata nella terra di mezzo tra un’adolescenza ancora dipendente da una famiglia sgangherata, e l’ignoto destino dell’età adulta. Il tono confessionale della prima persona controbilancia con una certa fluidità la trama fatta di continui fallimenti, balzi all’indietro e ritorni al punto di partenza. L’uso scomposto della sintassi, per stessa ammissione dell’autrice rivela l’influenza del primo Celati, così come le reazioni teatrali e a volte assurde dei protagonisti della vicenda, caratterizzati in modo netto ma niente affatto piatto, cosicché i profili di una nonna strega, una madre ribelle e un padre distante tracciano i legami di un dramma famigliare dove i ruoli genitoriali sono sovvertiti continuamente. Nel libro di Venneri, infatti, la famiglia non è un punto fermo, un’origine dalla quale partire per addentrarsi nella vita adulta, bensì il frutto di una contrattazione continua, in cui il proprio posto va ridefinito di volta in volta, per mantenere un equilibrio che rappresenta l’unica forma possibile di serenità. In controtendenza con la tendenza allo spostamento che caratterizza tanto la tradizione del romanzo di formazione, quanto le abitudini dei giovani d’oggi, Il corpomatto di Venneri si divincola sul posto, come dimostrano le sempre contenute trasferte della protagonista. Anche quando si tratterà di raggiungere l’amato Tobia, infatti, al nord Italia si preferisce la più vicina Calabria, o tutt’al più Roma.

L’accennato sperimentalismo del romanzo non sacrifica la comprensibilità del testo, e tuttavia si perde ogni tanto in giri virtuosistici che sembrano poco funzionali al testo, con alcuni periodi inutilmente intricati e qualche riferimento letterario di troppo. La protagonista può – a tratti – risultare antipatica, ma è anche questa antipatia a farne un ritratto fedele del velleitarismo della troppo prolungata adolescenza a cui il pantano sociale e famigliare costringe spesso i giovani universitari. Lo stesso si può dire dell’inconcludenza del finale lanciato ex abrupto, che tronca la narrazione su una delle sue tante serenità provvisorie, ma lascia al lettore la possibilità di immaginare il corpomatto di Marta preso a divincolarsi, ancora una volta irrequieto.

Nel complesso, quello di Venneri è indubbiamente un buon esordio, con scelte a volte sorprendenti, a volte coraggiose, che al racconto generazionale alterna un romanzo famigliare che rende ben conto del passaggio a quell’età delicata in cui tocca ai figli prendersi cura dei genitori. La storia di Marta insegna che forse è così da sempre, ma adesso si gioca a carte scoperte.

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