Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi” – Belleville News

Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi”

Il racconto vincitore della borsa di studio “Scrivere per ragazzi”
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Natale a gennaio di Francesca Della Valle è il racconto vincitore della borsa di studio per il corso Scrivere per ragazzi, che si svolgerà online dal 26 settembre.

Attraverso lo sguardo di Ljubica, la giovane protagonista, il racconto descrive un Natale a Sarajevo durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995). Lo sfondo storico non è dichiarato, ma evocato attraverso l’impiego di dettagli narrativi e stilistici che spetta al lettore contestualizzare: la granita di neve “schizzata di rosso” come l’asfalto del famigerato Zmaj od Bosne, il viale dei cecchini; i colpi di mortaio; l’abete addobbato ma privo di luci. Ai drammi della Storia, Ljubica contrappone i piccoli rituali della festa e la promessa di un regalo fattale dai suoi vicini di casa e coronata da un messaggio trovato sotto l’albero che sembra presagire la fine della guerra.


Natale a gennaio

Nevica già da un po’. In dispensa, nel vaso delle amarene, è rimasto soltanto uno strato sottile di sciroppo addensato sul fondo. Ljubica e la mamma l’hanno risparmiato per la colazione di Natale: una tazza di budino di riso e una granita di neve, schizzata di rosso come l’asfalto della Zmaj od Bosne.

Prima che Marko e Senada lasciassero il palazzo, ogni pomeriggio Ljubica saliva quattro rampe di scale per raggiungere il loro appartamento e ascoltare gli ultimi successi su Radio Vrhbosna. Senada conosceva l’inglese e le aveva insegnato le parole di qualche canzone. Ogni tanto, se non riusciva a dormire per i colpi di mortaio, Ljubica cantava piano le strofe che ricordava meglio.

Marko e Senada se ne erano andati di notte. Ljubica non era riuscita a salutarli e per questo era stata molto triste, quasi arrabbiata.

Il budino di riso è quasi pronto: la mamma l’ha appena assaggiato con il dito e le rivolge un sorriso dolce. Ljubica dice che deve fare una cosa e che tornerà subito, poi corre via.

Marko e Senada hanno lasciato il portone socchiuso. Ljubica esita per un attimo, poi si intrufola nell’appartamento.

Attraversa il salone a passi piccoli e lenti, guardandosi intorno: sul pavimento, le pieghe scomposte del kilim sembrano nascondere un animaletto curioso, forse un topolino. Ljubica si accorge subito che la radio è scomparsa: sulla mensola sono rimaste soltanto una pila di libri e una fotografia di Marko e Senada nel giorno del diploma. Sono belli e sorridenti, entrambi più rosei e paffuti delle figure che albergano nella memoria di Ljubica, ma forse è soltanto colpa del grigiore che logora i visi dei grandi incidendo stradine sottili percorse senza sosta dai dolori e dalle preoccupazioni.

In fondo al salone spoglio, con la stufa aperta fredda come una pancia vuota, si staglia la sagoma del piccolo abete artificiale che Marko ha addobbato pazientemente con tante palline colorate. Ljubica l’aveva guardato, piena d’incanto, mentre liberava il puntale da un involucro di carta di giornale: una magnifica stella dorata.

La cometa era stata posizionata con il supporto fondamentale di Ljubica, che fissava il vertice dell’abete di plastica dal centro della stanza per verificare il successo dell’operazione.

Marko sembrava soddisfatto, ma a Ljubica pareva che mancasse qualcosa: sulla vecchia scatola, l’alberello appariva costellato di piccolissime luci che occhieggiavano tra le fronde. Marko aveva spiegato a Ljubica che per questa volta non avrebbero acceso luci, ma che doveva essere felice perché a Natale avrebbe ricevuto un regalo. Ljubica gli aveva chiesto se il dono sarebbe arrivato per la festa cattolica o per quella ortodossa, e Marko aveva riso senza darle una risposta.

Il 25 dicembre Ljubica aveva resistito alla tentazione di correre di sopra, ma aveva segretamente sperato che Marko e Senada ricomparissero all’improvviso con il piccolo Miroslav tra le braccia. A mezzanotte, sfinita, aveva ceduto al sonno e alla malinconia.

Oggi, però, è sicuramente il giorno giusto: Marko le ha detto che riceverà un regalo, e lei gli crede ciecamente.

Sotto l’albero non ci sono pacchetti colorati né giocattoli, o stecche di cioccolata come i bambini non ne assaggiano da tantissimo tempo. Ljubica si avvicina all’abete fino a toccarne la base con la punta delle scarpette, e finalmente lo vede: per terra c’è un pezzetto di carta, un brandello del giornale che incartava la stella. Al centro c’è soltanto una parola: uskoro, “presto”.

Ljubica sorride. Qualsiasi sia la sorpresa, non dovrà attenderla ancora per molto.

E se lo dice Marko, ci si può fidare.

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