Raccontare l’America. Intervista a Sara Reggiani di Edizioni Black Coffee – Belleville News

Raccontare l’America. Intervista a Sara Reggiani di Edizioni Black Coffee

Schiacciate dai grandi colossi editoriali oppure libere di scegliere i libri più coraggiosi; costrette a lottare contro un sistema distributivo che le penalizza o fertile terreno per la sperimentazione di nuovi paradigmi: come funzionano, davvero, le giovani case editrici indipendenti?

Per cominciare a scoprirlo, la Scuola Belleville ospita “Indipendente-mente. La giovane editoria raccontata da chi la fa” un ciclo di incontri online aperti e gratuiti con case editrici giovani, indipendenti e di progetto.

Il terzo – e ultimo – appuntament0 è per il 7 aprile, alle 19.00, in diretta streaming sulla pagina Facebook di Belleville e sul nostro sito. In quell’occasione parleremo con Sara Reggiani e Leonardo Taiuti, fondatori di Edizioni Black Coffee.
Per iniziare a esplorare i temi della serata, abbiamo fatto a Sara, direttrice editoriale della casa editrice, qualche domanda.


Quando e come è nata Black Coffee Edizioni? Perché avete deciso di concentrarvi sulla letteratura nordamericana contemporanea?

Black Coffee Edizioni è ufficialmente nata cinque anni fa, ma il bisogno di sondare il potenziale di giovani scrittori nordamericani accompagna me e Leonardo da quando ancora eravamo solo traduttori e facevamo scouting per altri editori. Il traduttore è osservatore privilegiato di una cultura e noi avevamo sotto gli occhi materiale valido che faticava ad arrivare nel nostro Paese. Abbiamo scelto la letteratura nordamericana semplicemente perché la osservavamo e studiavamo da molto tempo e sentivamo di poter dare il nostro contributo al discorso.

Cosa vi ha indotto a credere che sul mercato ci fosse lo spazio per un progetto come il vostro?

Black Coffee è un progetto coraggioso e crediamo che chi ha coraggio debba farsi avanti. Lo spazio va creato.

In che modo la vostra esperienza di traduttori vi ha preparato al mestiere di editori?

Essere traduttori ci ha preparato alla responsabilità di difendere e diffondere parole altrui, o meglio, alla responsabilità di scegliere quali parole difendere e diffondere.

Che criteri guidano la vostra offerta in materia di narrativa? Quali quella di saggistica?

In narrativa premio la serietà, l’autenticità e l’incisività. Scarto il superficiale, il retorico, il ruffiano. In saggistica premio l’efficacia con cui lo scrittore o la scrittrice rivela l’universale attraverso il particolare, la sua capacità di svelare una rete sotterranea di relazioni. Il dato scientifico al servizio del coinvolgimento umano.

C’è stato un punto di svolta nella – ancor breve ma già ricca di soddisfazioni – storia della casa editrice? Un momento in cui avete sentito che il progetto aveva i “numeri” per decollare?

Abbiamo capito che Black Coffee aveva i «numeri» durante il nostro primo Salone del Libro di Torino. Esisteva ancora l’Incubatore per gli editori appena nati e il nostro minuscolo stand è stato preso d’assalto. Sono stati i nostri primi lettori a chiederci di continuare.

Black Coffe non è editore solo di libri: pubblicate anche una rivista e un fortunato podcast. Quanto conta e a cosa serve, per un editore indipendente, sperimentare con nuovi e vecchi formati?

L’editore maneggia materia viva e una cosa viva muta continuamente. Se un editore vuole offrire un buon servizio deve sperimentare, deve sforzarsi di mutare come muta la cosa di cui si fa portatore. Ogni mezzo vale.

Lo scouting è una parte essenziale del lavoro dell’editore. Se le major tendono a terziarizzare questa funzione almeno in parte, rivolgendosi ad agenzie di scouting specializzate, gli indipendenti hanno l’onere (e per certi aspetti il vantaggio) di fare da sé. A quali canali e modalità vi affidate per la ricerca di nuovi autori?

Oltre a servirci dei canali tradizionali come le liste delle agenzie letterarie e le riviste, crediamo nel dialogo diretto con lettori e autori. Chiediamo spesso agli autori americani che pubblichiamo di dirci cosa leggono, cosa vorrebbero che raccontassimo del loro Paese adesso. Chiediamo ai nostri lettori di dirci cosa sono curiosi di sapere. Siamo un ponte fra due culture, se noi per primi evitassimo il dialogo con il popolo che vogliamo raccontare, tradiremmo la nostra missione e racconteremmo alla nostra gente solo un’idea che non ha alcuna aderenza con il reale. Racconteremmo una bugia.

Che importanza hanno rivestito e rivestono i social nello sviluppo del vostro progetto?

I social sono solo un mezzo per arrivare al maggior numero di persone possibile. Non li usiamo per definirci, ma solo per aiutare i nostri libri ad arrivare nelle mani di chi più ne ha bisogno in questo momento.

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