Consigli di scrittura al quadrato. Libri a mille strati – Belleville News

Consigli di scrittura al quadrato. Libri a mille strati

La nostra rubrica Consigli di scrittura2 continua: oggi abbiamo chiesto a Chiara Carminati, Davide Morosinotto e Sara Marconi, docenti della classe Fondamenti del corso Scrivere per ragazzi, di commentare, certificare o confutare le opinioni di tre celebri autori in materia di letteratura per giovani lettori.


> Le altre puntate dei Consigli di scrittura2 sono qui.



Chiara Carminati

Non ho mai idee che, BAM!, arrivano dal nulla ed esplodono. Scrivi un libro su una scuola di magia! Oppure, bam!, vampiri proprio alle porte di casa! Le idee per i miei libri nascono scritte in minuscolo. […] Piccole idee che mi si presentano e si collegano ad altre piccole idee e, nel giro di pochi anni, ecco che ho per le mani un libro.
(John Green)

Le idee iniziali, quelle che ci spingono a scrivere: un bel mistero. Per quanto mi riguarda, più che a un’esplosione o a un mosaico assomigliano a un odore. Qualcosa che c’è nell’aria, in genere intorno a una storia in cui mi imbatto: una specie di pista che chiede di essere fiutata, rintracciata, inseguita. Se ignoro il richiamo, quello ritorna. Se lo seguo, cambiando strada ogni volta che si affievolisce, allora può darsi che prima o poi mi ritrovi a tenere in mano una creatura viva, dal cuore pulsante e dal corpo fremente, che è la storia da raccontare. Ma non la si afferra mai una volta per tutte: se si cerca di stringerla e costringerla, sfugge dalle mani come un pesce scivoloso. Bisogna nuotarle a fianco, senza perderla d’occhio, scavandole un sentiero nell’acqua delle parole. Le idee più minute, quelle che accompagnano la narrazione principale, hanno invece un’altra natura: possono arrivare come piccoli bagliori, o essere suggerite da un dettaglio della vita quotidiana, o scaturire dal movimento dei passi. Camminare è un ottimo modo per trovare le parole giuste e inseguire le idee che ci sfuggono.

Davide Morosinotto

A meno che non siate degli abbozzi di adulti e che, dentro di voi, non si nasconda un bambino sempre pronto a ridere per una storiella buffa o una barzelletta, non credo che potrete mai riuscire [a scrivere per ragazzi].
(Roald Dahl)

Una delle tentazioni più forti, quando si scrive narrativa, è quella di fare “bella figura”. In fondo ci leggeranno colleghi, amici, nostra nonna… Dobbiamo mettercela tutta per apparire sotto la luce migliore! È questo che fanno gli adulti in società, giusto? Beh, sappiate una cosa: gli adulti mentono. Si fingono chissà che, ma nella realtà sono stupidi, fragili, spaventati, e a volte scoreggiano in ascensore. E siccome, quando scriviamo, dobbiamo raccontare la verità, dobbiamo avere anche il coraggio di raccontare le nostre debolezze, e mostrarci mentre siamo stupidi, fragili, spaventati, e a volte scoreggiamo in ascensore. Solo così i nostri personaggi saranno davvero vivi e i lettori potranno entrare in relazione con loro. Con noi. Va bene, ma nostra nonna? Niente paura, si metterà a ridere. Perché, che ci crediate o no, l’ha fatto anche lei.


Sara Marconi

Non scrivo mai i miei libri esclusivamente per i bambini.
(P.L. Travers)

Sono d’accordo con Travers: non amo i libri che sembrano scritti esclusivamente per un certo “target”, di una certa età, con certi bisogni e un certo livello di apprendimento.
Preferisco libri che dicono cose diverse a lettori diversi, adulti compresi. Libri ricchi, pieni di strati: uno strato per chi ha otto anni, uno per chi ne ha dodici, uno per chi ne ha quaranta o ottanta.
Quando vado nelle scuole a parlare di letteratura per ragazzi parlo spesso di questi libri che hanno tanti strati e tante letture diverse. Cito le poesie di Toti Scialoja, esempio perfetto di possibili letture multiple.
So però che in libreria questi libri-multistrato rischiano di perdersi: dove li metto? Per che fascia? Su che tema? Come li trovo, come li vendo?
Sembrano problemi triviali, ma in un mercato ormai affollatissimo, quasi a rischio di bulimia (in Italia escono ogni mese centinaia di libri per ragazzi!), sono problemi concreti.
Sospetto che ci sia un’unica soluzione possibile: bisogna fingere di scrivere libri per una certa determinata età (e su un certo determinato tema) e parlare invece a molte più persone di molte più cose.
In altre parole, mentire.
Come del resto hanno sempre fatto scrittori e scrittrici di tutti i tempi, che hanno nascosto la critica sociale nei romanzi per signorine, la fiaba nel romanzo giallo, il pamphlet nel racconto umoristico, la matematica nei libri per bambini… e proprio per questo, forse, i loro libri sono sopravvissuti a quelli che contenevano “soltanto” quello che dichiaravano di contenere.

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