Mix tape di Viola Ardone – Belleville News

Mix tape di Viola Ardone

Mix tape di Viola Ardone

Mix tape: si chiamavano così le musicassette che gli amici si scambiavano negli anni Ottanta, mixando artisti e brani secondo il gusto e l’umore. Nelle “Mix tape” di Belleville un ospite ogni volta diverso consiglia i libri, le riviste, i podcast, i dischi, i film che più lo hanno appassionato e ispirato.
Questa settimana tocca a Viola Ardone, scrittrice e insegnante, che al nostro invito ha risposto così:

Poesia: La mia sera di Giovanni Pascoli (1900).
C’è una poesia di Pascoli che ogni volta mi spacca. Così, quando sono in classe chiedo a un alunno di leggerla, in modo che alla fine non mi si spezzino le parole in bocca per la commozione. La poesia si chiama “La mia sera”, parla di un uomo che percorre l’ultimo miglio della vita, che a sera, ricorda l’infanzia. Se il giorno fu pieno di lampi, ora sono arrivate le stelle, le placide stelle, e nell’aria silenziosa si alza un breve gre-gre di ranelle. La campana del paese risuona le ore: don, don, don, don. L’anziano signore ripensa a se stesso bambino e gli sembra quasi di sentire la voce di sua madre che con il suo canto lo accompagnava dolcemente nell’oblio del sonno.
 
 Romanzo: Zazie nel metró di Raymond Queneau (Einaudi, 1960).
Zazie nel metró è un romanzo di Raymond Queneau pubblicato da Gallimard nel 1959 e in Italia da Einaudi nel 1960. Quando mi è stato regalato negli anni dell’università da un collega di corso per il quale avevo una cotta pensai che non avevo mai letto nulla di simile: una ragazzina che arriva a Parigi dalla campagna per vedere la metropolitana della grande città. Questo è solo il pretesto narrativo per una serie di avventure stravaganti, raccontate con una scrittura scoppiettante e mai prevedibile. Mi innamorai del libro un po’ perché ero innamorata del collega di corso. Ma è anche vero che libri più memorabili sono quelli che ci aprono mondo nuovi.
 
Opera lirica: Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart (1787).
Il Don Giovanni di Mozart è un’opera buffa che sfugge al genere perché mescola i toni del vaudeville settecentesco con il dramma faustiano, anche grazie alla scrittura agile e ironica del librettista Lorenzo Da Ponte. È la storia di un nobile spagnolo che accumula conquiste – di cui il fedele servo Leporello tiene diligentemente nota in un suo librino segreto – senza farsi poi scrupolo di abbandonarle. Quando il padre di una di loro muore in un duello per difendere l’onore della figlia, Don Giovanni inizia ad essere perseguitato dal suo fantasma, che chiede e ottiene di essere invitato a cena da lui. Alla fine il convitato di pietra avrà la meglio sull’impenitente libertino che però resterà fedele alla sua morale dissoluta, rifiutando ostinatamente di pentirsi.
 
Pièce: Giorni felici di Samuel Beckett (1961).
Giorni felici di Beckett è un dramma che non smetterò mai di rileggere e di tornare a vedere a teatro. Fin dall’adolescenza mi colpì la protagonista femminile, Winnie, praticamente sola in scena e per metà tumulata in un cono di terra. Winnie si sveglia ogni mattina al suono della campanella e si addormenta ogni sera al suono di un’altra campanella. Tutti i suoi giorni si svolgono in modo identico, una staffetta tra l’alba e il tramonto colmata da azioni minime, tra un cicaleccio continuo e una persistente solitudine. Tutti i giorni di Winnie sono uguali, così come lo sono i nostri. E sono antifrasticamente “giorni felici”.
 
Canzone: L’avvelenata di Francesco Guccini (1976).
L’avvelenata di Guccini è quella che mi sale alla gola e pretende di essere cantata ogni volta che la vita si fa stretta e mostra le cuciture sdrucite dei giorni. Così invariabilmente mi ritrovo a chiedermi: “Ma se io avessi previsto tutto questo…” e mi rispondo: “forse farei lo stesso”. È il grido di ribellione a un sistema che ci stritola ed è allo stesso tempo il sospetto di averlo voluto, di non aver fatto niente per sottrarsi a quel sistema. È infine il pensiero liberatorio di poter mandare tutti al diavolo con una scrollata di spalle per imboccare in solitaria un’altra direzione. “E a culo tutto il resto!”.

> Leggi qui gli altri articoli della rubrica “Mix tape”.

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