I magnifici tre: grandi libri per giovani lettori – Belleville News

I magnifici tre: grandi libri per giovani lettori

Sara Marconi, scrittrice, editor e traduttrice, è una delle docenti del corso Scrivere per ragazzi, che si terrà online a partire dal 29 marzo 2022. Il corso si propone di guidare i partecipanti alla scoperta dei temi, dei generi, dei registri e dei punti di vista capaci di affascinare i lettori più giovani.

A Sara Marconi abbiamo chiesto di raccontare i suoi “magnifici tre”: tre libri fondamentali dedicati a lettori piccoli solo in apparenza.


Spesso quando vado nelle scuole i bambini e le bambine me lo chiedono: qual è il tuo libro preferito?
Ho iniziato a pubblicare più di vent’anni fa, quindi ho sentito questa domanda molte volte; però non ho ancora imparato la risposta giusta, e ogni volta mi barcameno.
Parliamo del mio libro preferito di quando ero piccola io? (prendo tempo)
Parliamo del mio libro preferito scritto da un italiano o un’italiana? (cerco di confonderli, so bene che spesso non pensano a chi li scrive, i libri)
Parliamo del mio libro preferito tra quelli che ho scritto io? (per carità, è ancora più difficile)
Spesso loro ripetono: il tuo preferito.
E basta, come se fossi un po’ tonta e non avessi capito, e magari se me lo ripetono ci arrivo.
Ma qualsiasi lettore (e qualsiasi lettrice) sa che i “libri preferiti” sono molteplici e spesso variabili: dunque no, non parlerò dei miei libri preferiti.
Parlerò invece di tre libri che per me sono importanti, per ragioni diverse. E cercherò di spiegare queste ragioni.


CION CION BLU, di Pinin Carpi (Piemme)

Cion Cion Blu è un libro del 1968. Lo ha scritto un uomo dai molti talenti – scrittore illustratore poeta saggista – che avrei molto voluto conoscere e invece ho soltanto sfiorato.
È la storia di un cinese che vive con un cane arancione, un gatto e un pesce blu in mezzo a un campo di arance, sotto a un ombrello. Quest’uomo saggio e pacioso viene trascinato da una fata un po’ dispettosa in un’avventura in cui avrà come compagno l’imperatore, un imperatore mite e pasticcione, perdutamente innamorato della bellissima Gelsomina.
Credo che già da queste pochissime righe si colga uno degli aspetti per cui sono così affascinata da questo libro: sembra che non ci siano limiti a quello che può succedere. Un cuoco può volare su un maiale semplicemente girando un mestolo come se fosse un’elica; una banda di briganti armati fino ai denti può essere messa in fuga da un cane e da un gatto; tutti i generali di un Paese possono essere spediti in prigione perché vogliono fare la guerra – e così via. Senza bisogno di giustificazioni aggiuntive, senza bisogno di niente di diverso dalla semplice coerenza narrativa.
Mi piacciono i libri per ragazzi che funzionano in questo modo, libri in cui succedono con grandissima naturalezza cose che normalmente nel nostro mondo non succedono. Mi piacciono i libri per ragazzi che mi pare dicano: vai! Puoi andare, i campi sono vasti, non ci sono muri, non ci sono barriere, tutto è possibile, puoi immaginare qualcosa di radicalmente diverso da quello che vedi tutti i giorni. Vai!
Al tempo stesso, però, ci sono cose che in Cion Cion Blu NON possono succedere, o meglio che quando succedono bloccano la storia, la congelano, la spostano su un altro piano.
Per esempio l’imperatore non può prendere in giro la buona Gelsomina, resa grassissima dall’intervento di una fata. Non può, semplicemente: “- Imperatore! – disse Cion Cion Blu con voce severa. – Se non diventi gentile con la mia amica ti carico subito sulla barchetta bianca e ti spedisco dall’altra parte del lago. Hai capito?”
In altri termini: se la tratti male la storia finisce. È un limite invalicabile, un argine, un confine.
E dunque: il massimo della libertà, ma dentro a un terreno delimitato, proprio come il ben noto “campo di segale” di Holden Caulfield. I bambini giocano, liberi; ma se si avvicinano al burrone c’è qualcuno di più grande (il narratore, in questo caso) pronto ad acchiapparli.
Questo è il libro che avrei voluto scrivere io, e il mio faro quando scrivo storie per chi ha tra i tre e i dieci anni.



SMILE, di Raina Telgemeier (il Castoro)

Telgemeier è la narratrice che mi ha appassionato di più negli ultimi anni, e Smile è il suo primo libro.
Classe 1977, nata a San Francisco e poi trasferitasi a New York, premiatissima, Telgemeier scrive graphic novel. In Smile racconta la storia di una Raina di undici anni, una storia che inizia con una caduta e la perdita di due denti; i denti le vengono prima re inseriti (ma si spostano troppo in alto), poi risistemati con lunghe operazioni e apparecchi di ogni genere. Tra antidolorifici, visite dagli specialisti, umiliazioni e prove varie Raina è costretta ad affrontare l’adolescenza facendo più fatica del previsto. Smettere di farsi i codini e di dormire con l’orsetto, farsi i buchi alle orecchie, innamorarsi di un compagno di scuola e litigare con delle ragazze antipatiche… tutto diventa ancora più difficile per colpa di quei due denti che non vanno a posto. Mentre passa il tempo – il gioco della bottiglia, nuovi amori, nuove abitudini, nuove amiche e perfino un terremoto – Raina, lentamente, molto lentamente, riesce a recuperare il sorriso. Si potrebbe dire che è una bella metafora, se non fosse che la storia è successa davvero, ed è successa proprio all’autrice.
La cifra di Telgemeier, e la ragione per cui mi appassiona, sta nella leggerezza con cui impasta le cose della vita, mescolandole tra loro senza che nessuna sovrasti le altre: racconta la sofferenza rendendola vera e tangibile e al tempo stesso fa sorridere il lettore ad ogni pagina. Lo fa magistralmente qui, lo fa di nuovo in Fantasmi (in cui parla di un tema tradizionalmente tabù, la malattia e la potenziale morte di un bambino, senza moralismi, mescolandolo a poster e maracas, liti e gatti, feste e hamburger), in Coraggio (in cui il suo alter ego preadolescente deve affrontare crisi di panico e corpo che cambia), in In scena! (in cui l’incontro con due amici omosessuali è soltanto una delle cose che capitano, insieme a molte altre, nel periodo in cui si mette in scena uno spettacolo).
I suoi sono il contrario dei libri “a tema”, sono libri che raccontano la vita, tutta e tutta insieme: ci penso molto adesso che sto cercando di scrivere una storia per ragazzi e ragazze di undici-dodici anni. Cerco di imparare da lei.

Forse non bisognerebbe parlare dei libri difficili da trovare, ma in questo caso non posso farne a meno: se si parla di libri essenziali, o perlomeno di libri essenziali per me, Storia delle mie storie sta ai primi posti.
La sua prima edizione è del 1995, quando io non avevo ancora pubblicato nulla, studiavo storia della lingua italiana e impazzivo per la “parola precisa” di Calvino. E tuttavia quando me lo sono trovato tra le mani qualche anno dopo sono rimasta fulminata, perché mi pareva parlasse di me – il che, a rigore, con la buona letteratura capita spesso; ma questo è un saggio, e la cosa mi aveva stupita, quasi stordita.
Pitzorno, autrice essenziale per la letteratura per ragazzi italiana, racconta di sé, di come ha iniziato a scrivere e perché e cosa e quando, ma parla anche della letteratura per ragazzi, di cosa lo è e cosa non lo è, della buona e della cattiva letteratura. E poi, in una delle versioni più recenti del libro, quella che possiedo io, della relazione con le illustrazioni, della morale, delle serie e di un’altra decina di “temi controversi”, come dice lei.
Negli anni ho dialogato spesso con questo libro; molte volte trovandomi d’accordo con Pitzorno, altre volte contestandola, altre ancora tornando a pensare come lei dopo essermene allontanata.
È comunque un amico (questo libro) con cui mi trovo a chiacchierare spesso anche adesso che ho quasi l’età che aveva lei quando l’ha scritto. E dunque, indiscutibilmente, un mio “classico”.

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