Mix tape di Vera Gheno – Belleville News

Mix tape di Vera Gheno

Mix tape di Vera Gheno

Mix tape: si chiamavano così le musicassette che gli amici si scambiavano negli anni Ottanta, mixando artisti e brani secondo il gusto e l’umore. Nelle “Mix tape” di Belleville un ospite ogni volta diverso consiglia i libri, le riviste, i podcast, i dischi, i film che più lo hanno appassionato e ispirato.
Questa settimana tocca a Vera Gheno, sociolinguista, autrice e traduttrice, che al nostro invito ha risposto così:

Il senso profondo della cultura, per me, sta nella condivisione, nella reticolarità di saperi. Viviamo in un mondo pieno di prodotti culturali; ed è complicato, a volte, scegliere a cosa prestare attenzione, perché facilmente ci si sente soverchiare da tutta questa fantasmagoria di stimoli, come potrebbe dire Italo Calvino. Per questo, credo molto nelle liste di consigli compilate per amore, per mero desiderio di rendere altre persone partecipi di quel senso di benessere che determinati prodotti culturali ci hanno regalato. Non sono gelosa delle cose che leggo, ascolto, guardo, anzi: penso che poterle far circolare sia un grande privilegio. E dunque, ecco cinque beni-rifugio ai quali di tanto in tanto torno per godimento mentale.

Serie Tv: The Expanse di Mark Fergus e Hawk Ostby (2015-2022).
Tratta dall’omonima serie di romanzi, scritti da James S.A. Corey (nome d’arte di una coppia di autori, Ty Franck e Daniel Abraham), la serie è ambientata in un futuro abbastanza prossimo, percorso da violente inquietudini sociopolitiche. Le due superpotenze, la decadente Terra e il belligerante Marte, devono tenere conto anche della popolazione della Cintura di Asteroidi, diventata il “terzo mondo” del sistema solare. In questo scenario già complesso, irrompe improvvisamente l’Alieno, sotto forma di una molecola dalle caratteristiche incomprensibili e imprevedibili: la protomolecola è buona o cattiva? Può portare vantaggi al genere umano, o solo distruzione? Al centro della vicenda, l’equipaggio misto di una (astro)nave, la Rocinante, guidato dal capitano James Holden, un terrestre idealista e, a modo suo, romantico, che sogna un futuro di pace forse impossibile. The Expanse, sotto la superficie di una semplice saga di fantascienza, affronta temi socialmente rilevanti che, a mio avviso, possono permetterci di focalizzare meglio la complessità del nostro presente. E proprio come dichiarava anni fa William Gibson, padre del cyberpunk, “Il futuro è già qui, è solo distribuito male”. Beati voi che avete ancora sei stagioni davanti da vedere.

Romanzo: Good Omens: The Nice and Accurate Prophecies of Agnes Nutter, Witch di Neil Gaiman e Terry Pratchett (Gollancz, 1990).
Familiare a molte persone per la serie televisiva che ne è stata tratta, con protagonisti l’angelo Aziraphale e il demone Crowley, è una delle letture più divertenti che mi sia mai capitato di incrociare. Neil Gaiman, autore che io adoro e di cui ho letto, credo, anche le liste della spesa, qui in combinata con il sommo, inarrivabile Terry Pratchett: insieme danno vita a un romanzo rocambolesco, pieno di personaggi indimenticabili, di situazioni tragicomiche, ma anche di tanto amore, nelle sue più svariate forme. Per quanto la traduzione in italiano sia ineccepibile (il traduttore è Luca Fusari), consiglio, a chi può, di leggere il volume in inglese, perché la prosa di questi due maestri è semplicemente troppo bella per non godersela in originale. “God does not play dice with the universe; He plays an ineffable game of His own devising, which might be compared, from the perspective of any of the other players, to being involved in an obscure and complex version of poker in a pitch-dark room, with blank cards, for infinite stakes, with a Dealer who won’t tell you the rules, and who smiles all the time”.

Saggio: Lingua e essere di Kübra Gümüşay (Fandango, 2021, traduzione di Lavinia Azzone).
Gümüşay è una scrittrice e attivista tedesca di origine turca. Dovevo incontrarla al festival di Internazionale, a Ferrara, nell’aprile 2021, di conseguenza, la casa editrice mi aveva inviato il libro che, come spesso succede, era a lungo rimasto nella pila di libri da leggere che tengo accanto al letto (avete presente il termine giapponese tsundoku? Ecco, quello). Quando sono finalmente arrivata a sfogliare il volume, non sono più riuscita a posarlo. L’autrice parte da un’immagine fulminante, quella della lingua come museo: in essa si trovano due tipi di persone, gli innominati, i “normali”, che sono i visitatori del museo, e i nominati, i “divergenti”, che stanno dentro alle teche, in esposizione. Da questa immagine, si dipana un ragionamento sul peso delle parole nel definire le persone finendo, in alcune circostanze, per disumanizzarle, oggettificarle, riducendole a rappresentanti di una categoria omogenea. Incontrare Kübra e innamorarmi perdutamente di lei è stato tutt’uno: quel viso dai tratti decisi, che sbuca da un velo di seta portato stretto attorno alla testa e al collo, il sorriso pieno, di quelli che arrivano agli occhi, mi hanno ammaliata. Sarei stata ore ad ascoltarla. L’incontro con lei è stato, per me, una delle esperienze più potenti degli ultimi anni. Una magia che mi porto dentro e che mi riempie di gioia ancora adesso, a ripensarci a distanza di mesi.

Disco: The Downward Spiral dei Nine Inch Nails (1994).
La mia passione per i NIN inizia molto presto. Ero già fan ai tempi di Pretty hate machine, ma questo disco, che esce quando io avevo diciannove anni, segna ineluttabilente la mia adolescenza. Ero inquieta, in preda a sentimenti e pulsioni che non riuscivo pienamente a comprendere (come un po’ tutti gli adolescenti, intendiamoci), ero incazzata nera; la rabbia feroce di Trent Reznor e dei musicisti che lo circondavano riverberava in me come non era mai successo prima –  e come raramente è successo dopo. Il disco giusto al momento giusto. Lo so a memoria, dall’inizio alla fine, intro ed outro comprese. “Help me, I broke apart my insides, Help me, I’ve got no soul to sell, Help me, The only thing that works for me, Help me get away from myself”. Non ho mai più perso di vista loro ma, soprattutto, il loro frontman, del quale mi piace praticamente ogni lavoro, che siano colonne sonore di film, di serie TV, di videogiochi o dischi veri e propri.

Serie a fumetti: Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon (DC Comics, 1995-2000).
C’è stato un momento della mia vita in cui compravo tutto ciò che la divisione Vertigo della DC Comics buttava sul mercato. E ovviamente ho adorato Sandman, del già citato Neil Gaiman; ma almeno a pari merito con la poesia della storia degli Endless, ho divorato la dissacrante, violentissima, visionaria serie di Ennis e Dillon che ruota attorno al predicatore texano Jesse Custer, posseduto da un demone di nome Genesis, e ai suoi due compagni di avventure: Tulip O’Hare, la sua compagna, e Cassidy, un vampiro irlandese alcolizzato. Datemi retta, la serie TV non si avvicina minimamente alla potenza visiva e narrativa del graphic novel, che ancora una volta consiglio in lingua originale per poter godere pienamente della sua ruvida e strafottente bellezza.

> Leggi qui gli altri articoli della rubrica “Mix tape”.

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