Intervista pop a Stefano Izzo e Giulia Caminito – Belleville News

Intervista pop a Stefano Izzo e Giulia Caminito


Stefano Izzo e Giulia Caminito sono i docenti della nuova edizione de “I mestieri del libro“, il corso della Scuola Belleville dedicato all’editoria e al mestiere dell’editor.
L’edizione del 2022 si articolerà su due moduli: il primo modulo, Fondamenti, sarà tenuto da Stefano Izzo e offrirà offre una panoramica sulla filiera editoriale e sulle professionalità che la compongono. Il secondo modulo, Laboratorio, tenuto da Giulia Caminito, approfondirà il ruolo dell’editor in tutti i suoi aspetti principali, anche grazie allo svolgimento di numerose esercitazioni.

A Stefano e Giulia abbiamo fatto qualche domanda, a proposito dell’editoria e del loro ruolo:


Editoria: se la conosci la eviti o magnifica ossessione?

STEFANO IZZO: Per me, magnifica ossessione e ragione di vita. Volevo fare questo, sono fortunato a farlo e non saprei fare molto altro. Ma il mondo del libro non è tutto rose e fiori, perciò capisco anche chi preferisce tenersi alla larga.

GIULIA CAMINITO: Direi entrambe, è un sistema complesso e difficile che genera molta precarietà ma anche una ossessione e una grande passione per chi decide di farne parte.


Tra quelli a cui hai lavorato, qual è il romanzo di cui sei più orgoglioso/a?

SI: Non si può chiedere a un genitore (perché tale mi sento di ogni libro che pubblico) qual è il suo figlio prediletto. Sarebbe pure facile citare quelli che hanno vinto premi importanti o venduto moltissimo, o quelli di autori che veneravo da lettore ancor prima di fargli da editor, o quelli di perfetti sconosciuti che ho aiutato a emergere. Sembra un cliché, ma sono orgoglioso di tutti, persino di tanti che sono passati inosservati. Ma per evitare la non risposta ti dico Il mostro di Bargagli di Giorgio De Rienzo, perché è stato il primo vero editing (nel 2006, mi pare, per Rizzoli) e fui molto orgoglioso di rendermi conto che potevo prendere a braccetto la scrittura altrui e sostenerla anche solo per un pezzetto di strada.

GC: Sono orgogliosa di molti libri a cui ho lavorato, mi viene in mente un recupero letterario di un libro che amo ed è Uomini di Leda Muccini. Ho lavorato alla pubblicazione di questa raccolta di racconti quando seguivo la collana Novecento italiano per Elliot edizioni. Credo quasi nessuno conosca questa raccolta, ma ricordo di aver cercato gli eredi in lungo e in largo prima di riuscire a pubblicarla e ancora oggi quando la rileggo la trovo eccezionale.


Il romanzo che hai capito troppo tardi?

SI: Ce n’è uno che non ho ancora capito, eppure per qualche oscura ragione penso che prima o poi lo capirò. È Il pendolo di Foucault di Umberto Eco. L’ho iniziato tre volte, a distanza di tempo, e pur non essendo mai andato oltre la metà, ogni tanto lo riprendo in mano e lo sfoglio, certo che un giorno lo porterò a termine e mi disvelerà un senso che adesso riesco solo a intuire.

GC: Il ritratto di Dorian Grey, letto da ragazzina alle medie e capito anni dopo.


Quello che non ti stanchi di rileggere?

SI: Raramente rileggo, preferisco scoprire cose nuove. Ma It di Stephen King, letto prima a vent’anni e poi a trenta e poi a quaranta, continua a darmi enorme piacere. Confido che lo farà anche tra altri dieci o venti.

GC: Non sono una rilettrice compulsiva di libri, tranne nel caso di libri letti quando ero piccola e poi riletti nel tempo ma perché non compresi o dimenticati. Tendo a non avere libri che ricomincio da capo ogni volta a stretto giro. Posso dirvi un racconto però che è Canituccia di Matilde Serao.


Cita almeno una competenza “sorprendente” che secondo te un editor efficace non può non avere.

SI: L’empatia. Perché curare l’editing o il publishing di un testo non significa applicare delle regole, ma ascoltarlo, cercare una sintonia, mettersi al suo servizio. Ancor prima, credo che si tratti soprattutto di ascoltare gli autori, di capire chi sono, cosa possono dare, fin dove puoi aiutarli a spingersi.

GC: L’empatia.


Qual è, secondo te, l’aggettivo “da fascetta” più usurato?

SI: Tutti quelli che vengono usati, nessuno escluso, e pure i sostantivi. Salverei solo le virgole.

GC: Capolavoro.


Suggerisci nome e contenuto di una collana che ancora non esiste ma bisognerebbe inventare.

SI: Rispondo da lettore, esprimendo un desiderio. Sono un amante delle biografie scritte in maniera brillante e non mi sembra che esista una collana interamente dedicata a questo tipo di produzione, ma solo buoni libri qua e là. Sul nome… Sai che non sono un gran titolista?

GC: Visto che al corso saranno alunne e alunni a creare la loro collana preferisco non influenzare e dire invece le collane a cui ho lavorato che mi hanno formata di più ,come Maestri diretta da Antonio De Benedetti per Elliot, la già citata Novecento italiano, e Mosche d’oro per Giulio Perrone Editore.


Per quali ragioni può aver senso oggi frequentare un corso di editoria?

SI: È un ottimo modo per mettersi alle spalle tanti pregiudizi e falsi miti sull’editoria, per amare i libri in maniera più completa, e anche per diventare lettori più consapevoli. Per chi scrive, è anche un modo per esorcizzare la paura.

GC: Per capire se il mondo editoriale ci interessa e quale ruolo si addice di più a noi; apprendere competenze teoriche e pratiche in grado di farci iniziare un percorso lavorativo; entrare in contatto con i libri da una prospettiva diversa rispetto a quella degli appassionati lettori e lettrici.



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