Si fa presto a dire fantasy. Tre domande a Chiara Strazzulla – Belleville News

Si fa presto a dire fantasy. Tre domande a Chiara Strazzulla

Si fa presto a dire fantasy. Tre domande a Chiara Strazzulla

Giovedì 28 ottobre alle 19 Chiara Strazzulla, scrittrice e docente di Storia e Archeologia, presenterà il laboratorio online Mondi immaginari. Scrivere un fantasy. Il corso affronterà le caratteristiche comuni e fondanti della letteratura fantasy – la creazione di un universo narrativo originale e coerente, la caratterizzazione dei personaggi, la definizione di Bene e Male – e ne analizzerà nel dettaglio i diversi sottogeneri. Attraverso le esercitazioni proposte durante il corso, ciascun allievo potrà lavorare a un’idea narrativa gettando le basi del proprio universo fantastico.

Chiara Strazzulla ha risposto a 3 domande per BellevilleNews.

1. Molti considerano il fantasy come un genere basato sull’evasione – una fuga dalla realtà, dunque un gradino sotto la letteratura “impegnata”. Che cosa ne pensi?

Questa visione è (purtroppo, a mio parere) molto diffusa in Italia, diversamente per esempio dai Paesi anglofoni in cui il fantastico, l’horror, la fantascienza, e tutto quel che viene definito ‘speculative fiction’ gode della stessa dignità di tutto il resto della letteratura. La letteratura fantastica quasi sempre parla della nostra realtà, semplicemente lo fa attraverso lo strumento dell’allegoria. I grandi romanzi fantasy affrontano temi come il bisogno di vivere in armonia con la natura, la convivenza tra etnie e culture, la resistenza ai fascismi… lo fanno attraverso il simbolo, la metafora, spesso permettendo un’esplorazione più oggettiva di queste questioni attraverso il filtro del mondo fantastico. Inoltre, il fantasy in particolare esplora spesso le diverse mitologie e tradizioni della storia umana, e per questo motivo rappresenta una riflessione sulla nostra storia e la nostra identità che può portare alla riscoperta di un folklore o a un primo contatto con una cultura altra rispetto alla nostra.

2. Uno degli aspetti più complicati dello scrivere un fantasy è la creazione di un universo narrativo. È un’operazione che precede la scrittura, e che può impegnare l’autore a lungo. Tu come ti comporti? Da che cosa parti per creare il tuo mondo narrativo?

Di solito passo almeno un anno interamente immersa nella costruzione del mondo. Questo vale in un fantasy ‘classico’, che si muove in un mondo inventato da zero, ma anche in un fantasy di ambientazione storica o moderna che aggiunge elementi fantastici a una cornice reale. Può capitare di doversi documentare su un determinato periodo storico, una tradizione mitologica, una pratica religiosa… ma anche una lingua straniera, o un pezzo di storia dell’arte. Avendo una formazione storico-archeologica, quando lavoro sui miei mondi mi piace molto attingere a culture diverse, prelevandone elementi di storia e costume e integrandoli in un contesto nuovo. Questo implica leggere molto, ma anche visitare musei e parlare con esperti. Un altro aspetto importante è la geografia: essere in grado di visualizzare la mappa del mondo in cui ci si muove in ogni dettaglio – dalla morfologia al clima, dalla natura degli insediamenti alla lingua – aiuta a rendere il mondo fantastico tangibile e concreto.

3. Che impatto ha avuto la fortuna delle serie tv basate su saghe fantasy – Game of Thrones, The WitcherHis Dark Materials, per fare alcuni esempi – sul lavoro degli scrittori che si cimentano con questo genere letterario? 

Credo che sia stata un’arma a doppio taglio. Da un lato ha contribuito a consolidare la dignità del fantasy come genere ‘adulto’ e adatto a un pubblico vasto. Altrettanto certamente, ha dato visibilità ad alcuni sottogeneri come ad esempio il low fantasy, divenuto molto popolare anche a causa dell’influenza di Game of Thrones. Il fatto che queste serie tv siano tante e diverse tra loro ha aiutato gli aspiranti scrittori fantasy a emanciparsi dal modello Tolkieniano a lungo dominante, offrendo esempi di ambientazioni ispirate ad altre tradizioni, o che includono aspetti di realismo magico, o che seguono regole del tutto diverse. D’altro canto, però, esiste il problema di una ‘copionizzazione’ della scrittura, con l’emergere di testi chiaramente ‘pensati’ per approdare in tv, incentrati su un immaginario che sacrifica alcuni degli aspetti di maggior fascino del fantasy storico: le descrizioni ambientali, le cornici culturali, un ritmo che poteva permettersi di essere in alcuni punti lento e solenne. Le nuove opere fortemente influenzate dalla tv privilegiano una narrazione composta in prevalenza da dialoghi arguti e lunghe scene d’azione, perfetta per un copione, meno per un romanzo fantasy di reale spessore.

Si fa presto a dire fantasy. Tre domande a Chiara Strazzulla

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