Il testo vincitore della borsa di “Prova di traduzione (dal francese)” – Belleville News

Il testo vincitore della borsa di “Prova di traduzione (dal francese)”

Il testo vincitore della borsa di “Prova di traduzione (dal francese)”

Marta Rizzo è la vincitrice della borsa di studio di Prova di traduzione (dal francese), il corso con Lorenzo Flabbi, Anna d’Elia, Elena Cappellini e Maurizia Balmelli che si terrà in diretta streaming dal 26 ottobre all’8 marzo 2021.

Il bando della borsa di studio chiedeva ai partecipanti di tradurre un brano tratto dal romanzo di Anne Pauly, Avant que j’oublie (Verdier, 2019). Ecco la versione in lingua originale:

Le soir où mon père est mort, on s’est retrouvés en voiture avec mon frère, parce qu’il faisait nuit, qu’il était presque 23 heures et que passé le choc, après avoir bu le thé amer préparé par l’infermière et avalé à contre- cœur les morceaux de sucre qu’elle nous tendait pour qu’on tienne le coup, il n’y avait rien d’autre à faire que de rentrer. Finalement, avec ou sans sucre, on avait tenu le coup, pas trop mal, pas mal du tout même, d’ailleurs c’était bizarre comme on tenait bien le coup, incroyable, si on m’avait dit. On avait rangé les placards, mis la prothèse de jambe, le gilet beige, les tee-shirts et les slips dans deux grands sacs Leclerc, plié la couverture polaire verte tachée de soupe et de sang, fait rentrer dans la boîte à médicaments – une boîte à sucre décorée de petits Bretons en costume traditionnel – le crucifix de poche attaché par un lacet à une médaille de la Vierge, à un chapelet tibétain et à un petit bouddha en corne.
On avait sorti du chevet des petits sachets de moutarde, une compote abricot, un paquet de BN, faut pas se laisser entamer, une pince à épiler en plastique, un menu de la semaine sur lequel il avait essayé de noter quelque chose, des mots fléchés force 4, sa petite bible, un recueil de haïkus, son livre sur Gandhi, son étui à lunettes mité en skaï bordeaux, trois critériums dont un très ancien, une gomme, huit élastiques multicolores, une paire de lunettes rafistolée, deux tubes de Ventoline, un rouleau de Sopalin, son portefeuille et la fiche bristol sur laquelle il tenait sa petite comptabilité d’hôpital (télé, chambre, 18 €, 70 €, téléphone 12 €, Anne distributeur 60 €). Dans le cabinet de toilette, avec des gestes précis, j’avais réuni, dans sa trousse vert foncé le rasoir électrique plein de restes de barbe, les rasoirs Bic et la crème à raser, le bidon d’eau de Cologne Bien-Être Lavande dont il me faisait tamponner son mouchoir, la serviette-éponge et le savon, glissé dans le gant encore humide.

La traduzione di Marta Rizzo è aderente all’originale per tono, stile e senso; da segnalare in particolare sono l’empatica precisione nella lettura e la scioltezza della resa, così come la corretta interpretazione di quel “faut pas se laisser entamer“, scritto sulla scatola dei biscotti. Al netto di qualche imprecisione sul finale (il rasoio elettrico), il lavoro svolto è corretto e convincente.


Traduzione di Marta Rizzo:

La sera in cui mio padre è morto io e mio fratello ci siamo ritrovati in macchina, perché faceva buio, erano quasi le 11 e passato lo shock, dopo avere bevuto il tè amaro preparato dall’infermiera e ingoiato controvoglia le zollette di zucchero che ci porgeva per farci tenere botta, non c’era altro da fare che tornare a casa. Alla fine, con o senza zucchero, avevamo tenuto botta abbastanza bene, troppo bene, era persino strano quanto fossimo bravi a tener botta, anzi non ci avrei creduto se me l’avessero raccontato. Avevamo ripulito gli armadi, sistemato la gamba artificiale, il gilet beige, le magliette e le mutande in due bustoni del Carrefour, ripiegato la coperta di pile verde macchiata di minestra e sangue, e messo nella cassetta dei medicinali ‒ una scatola di zucchero con disegnati sopra dei piccoli bretoni in costume ‒ il crocifisso da tasca attaccato con un cordino a una medaglietta della Vergine, a un rosario tibetano e a un piccolo Buddha di corno.
Dal comodino avevamo tirato fuori bustine di senape, un vasetto di marmellata di albicocche, una confezione di biscotti BN, guai a prenderci gusto, una pinzetta di plastica, un menu della settimana su cui aveva provato ad annotare qualcosa, dei crucifreccia forza 4, la sua bibbia tascabile, una raccolta di haiku, il libro su Gandhi, la custodia degli occhiali tarlata in similpelle, tre portamine di cui uno vecchissimo, una gomma, otto elastici multicolore, un paio di occhiali aggiustati male, due bombolette di Ventolin, due rotoli di Scottex, il portafoglio e i bloc notes traforati su cui teneva la contabilità delle piccole spese d’ospedale (televisione, camera, 18 €, 70 €, telefono 12 €, Anne distributore automatico 60 €). In bagno, con gesti precisi, avevo rimesso nella sua trousse verde scuro i rasoi Bic e la schiuma da barba, il flacone di acqua di Colonia Bien-Être alla lavanda con cui mi faceva bagnare appena il suo fazzoletto, l’asciugamano di spugna e il sapone, infilato nel guanto da doccia ancora umido.

Il testo vincitore della borsa di “Prova di traduzione (dal francese)”

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