I commenti di Giacomo Raccis ai racconti di TYPEE/1

Il critico che legge / 1

Dal 14 maggio al 4 giugno Giacomo Raccis, “Il critico che legge”, commenta i racconti di TYPEE in quattro brevi pillole video, esaminando nei dettagli struttura, stile e tenuta narrativa, suggerendo parallelismi e offrendo consigli.

> Capitolo 1

> Il camper, di Annalisa Maitilasso

Il camper ha quattro posti letto di plastica gialla, due biciclette e un cucinino blu. C’è persino la doccia e una minuscola tazza del water. Ci abita dentro una famiglia di Playmobil che litiga in continuazione. La più bellicosa è la mamma che quando s’arrabbia brandisce una padellina con le uova disegnate. I bambini si accapigliano perché non riescono mai a decidere se andare al mare o in montagna. Tutti hanno avuto vite tumultuose che li hanno graffiati, mutilati o nel migliore dei casi separati dalle loro ciabattine di gomma.
Il camper comunque resiste, ha mille vite: è finito sott’acqua (ma poi è riemerso), è volato giù dalle scale ed è stato persino investito da un treno. Silvia ha solo 9 anni ma ha già speso più di 10.000 dollari del Monopoli per rimetterlo in sesto. E poi ha spinto la sorella Giada contro il muro a gran velocità: questo per darle un personale assaggio di come funzionano gli incidenti automobilistici. La risposta è stata un morso sull’avambraccio. A Giada mancano gli incisivi e i suoi morsi lasciano due piccole parentesi, come a dire: questo rimane tra me e te, non lo diciamo in giro. Silvia su questo punto è sempre d’accordo.
Un pomeriggio, dopo essere passata a prendere una Lol cotonata, Silvia parcheggia il camper sotto il tavolo. Una grotta è un ottimo posto per un week end in famiglia.
La mamma, quella grande, quella senza l’acconciatura rigida, sta cominciando ad agitarsi là fuori. Si sentono i talloni sul parquet, sembrano tuoni in lontananza. Fa così quando è nervosa. Silvia pensa che se avesse in mano una padellina, manovrerebbe quella invece di agitarsi a vuoto. Pensa anche che, in fondo, è meglio così. Poi cerca di concentrarsi sull’organizzazione di un barbecue sotterraneo. C’è sempre un barattolo di salsicce nei mobiletti del camper per i momenti di crisi.
– Questa casa è un bordello – si sente ululare da fuori – nessuno alza mai un dito, cazzo!
Cazzo cazzo cazzo…ripete il papà Playmobil che ha rovesciato il barattolo delle salsicce.
Nel frattempo, uno dei bambini si è chiuso nel bagno del camper. La mamma Playmobil comincia a dare spallate alla porticina per farlo venir fuori. Esci. Esci!!
Fuori la tormenta travolge tutto, sbatacchiando qua e là in un turbinio di gambe impazzite. Arriva un urlo: – Silvia, Giada, adesso venite qui e mettete a posto! Adesso!
È un uragano. Nel camper sono tutti terrorizzati, nessuno vuole uscire allo scoperto, men che meno la Lol che è il doppio dei Playmobil ma lo stesso non se la sente. Si limita a sorridere nervosa. Tutti sorridono nervosi.
– Esci da li sotto Silvia! Esci o ti faccio uscire a calci.
Silvia piange. Un rumore cavernoso le riempie la bocca. Viene fuori che sono parole: scusa scusa scusa mettiamo tutto a posto ti posso dare un abbraccio.
L’uragano indietreggia, si sgonfia.
– Accidenti a voi, non fate mai le cose senza prima farmi arrabbiare.
Dalla veranda del camper, la famiglia Playmobil si gode l’abbraccio. Eppure nessuno smette di tremare.



> Mi hanno chiesto di te i vicini, di au.

Mi hanno chiesto di te i vicini. Sul pianerottolo la signora Elsa aveva il profumo del bergamotto così intenso da rimanere storditi. Alvaro ora ha preso la carrozzina, dice che è più sicura, che al bastone ha rinunciato giorni fa per un capogiro improvviso e quasi ci cadeva, che se non fosse stato per sua moglie ora chissà. Così mi hanno chiesto di te.
Ho raccontato che stai ancora qui. È così che ho detto. Che vivi dietro il quadro della camera da letto, quello grande con la stampa di New York, a Central Park. Che lì ti ci sei infilato un giorno e l’hai trovato comodo, tra il quadro e il muro, tra il compensato e la macchia di sangue della zanzara schiacciata la scorsa estate. Che ci aveva tenuti svegli una notte intera! Che il sangue era di entrambi, che a forza di insonnia e ronde intorno al letto, e prendi e vieni e acchiappa, quella notte alla fine ce lo siamo mescolato.
Allora ho aggiunto che il quadro l’abbiamo messo a copertura, dopo che a lavarla la macchia si estendeva sempre più. Ch’era perché coi lavori extra del bagno, avevamo finito per risparmiare sulle pitture. Che la stampa l’abbiamo trovata al mercatino di Via Ventura una domenica che pioveva fitto fitto, ho pure detto di com’ero scivolata allora sulle rotaie del tram e di quanto abbiamo riso poi per tanto tempo. Che no, nessuno di noi due era stato mai a New York ma a te piaceva tanto, che la stampa l’avevi scelta perché su quella panchina a Central Park c’era una ragazza dall’aria così triste. Che sembra una tagliata a fette, dicevi.
Ho spiegato che le altre tue cose le ho messe nelle scatole. Che ora non ti servono. Che però mi accorgo ogni giorno che ci rimane sempre fuori qualcosa e così via a riaprirle e richiuderle. Ho detto che i dischi di Coltrane, quelli li ho lasciati fuori apposta, se mai volessi portarteli di là. Che no, lì il freddo non lo soffri mica, che i tubi ci passano vicini. Che pure la ragazza a Central Park ora sembra meno sola.
Mi hanno detto che allora sì, che dal salotto allora ti hanno sentito parlare. Che ieri cantavi persino, forse perché in tv giocava il Torino. Che non ti hanno riconosciuto subito perché a loro pare che ora hai la voce più sottile.



> Fiore di luna, di Graograman

5 Maggio 2023

Questa notte la Luna è fiorita.
Verso le 4 mi ha risvegliato un tremore ai vetri delle finestre. Temendo un terremoto, sono corso in giardino in pigiama, col vago proposito di usare il peso del mio corpo per contrastare l’instabilità della terra. E in effetti, d’un tratto, tutto era immobile.
Solo alcuni tenui segnali lasciavano presagire la provvisorietà di quella stasi.
Un cane guaiva in lontananza un senso di smarrimento. La luce della Luna illuminava il cielo, terso e scuro, in cui impallidivano stelle soffocate dalla sua aura. Giù alla spiaggia faceva gran rumore il mare, sbattendo sugli scogli con alte onde schiumose.
Sulle prime non vi ho fatto caso. L’aria spirava innaturale, come sospesa nell’indecisione: obbedire alla gravità terrestre oppure alzarsi ribelle verso lo spazio, dove trovare pace dalla persecuzione dei venti?
Seguendone la fuga immaginaria in direzione di mari di tranquillità, il mio sguardo è caduto sulla Luna. M’è apparsa stranamente deforme, come schiacciata ai poli opposti del suo globo. Sul polo superiore si era formata una corona di guglie aguzze. Non ho fatto in tempo a chiedermi cosa nascondessero. Nel volgere di pochi minuti, infatti, con grande sconquasso, il globo lunare si è disunito aprendosi in 7 candidi petali. Esterrefatto, ho perso cognizione di quanto mi accadeva intorno, rapito nella visione inattesa. Ora, rientrato in casa con tutti i sensi ovattati, cerco di scrivere per riordinare le emozioni sortite da un evento che vivo come un miracolo. Rivedo il rastrello, i sassi, la bicicletta di Piero, pure i vasi delle ortensie, fluttuare nel cielo e ricadere poi morbidamente a terra. E la piccola tromba d’aria che ha scoperchiato il tetto della casetta in legno, già pericolante, staccandone il foglio bituminoso per poi trascinarlo lontano accartocciandolo quasi senza rumore.
E infine il fiore di luna, che si è aperto e ha svelato, un immenso pistillo all’interno del calice, attorniato di stami vertiginosi con la base nascosta sotto l’ovario. Tutto riluce di candido splendore glaciale.
Mi sono affacciato alla finestra e sto scrivendo sul davanzale. Lo spettacolo è commovente. Le luci delle case vicine si accendono a ritmo sempre più incalzante. Siamo tutti in estasi, i volti rivolti al cielo notturno, sospesi a osservare la sua inattesa meraviglia.

6 Maggio 2023

Oggi non si parla d’altro.
Scienziati logorroici si turnano nei programmi televisivi, nei notiziari e in streaming improvvisati. Nessuno perde l’occasione di dare la propria versione sull’accaduto.
Anche io sto cercando di costruirmi la mia idea, aggregando informazioni da fonti disparate per trovare un senso e non precipitare nella follia.
Dicono che negli ultimi mesi un incessante vento solare abbia spinto nello spazio intense radiazioni cosmiche. Può questo aver influito sulla “maturazione” della Luna e la sua conseguente fioritura? Io non me ne capacito. Sembra impossibile che in millenni nessuno ne abbia immaginato la vera natura.
Gli effetti del fenomeno sulla stabilità terrestre fortunatamente non sono dirompenti. L’onda gravitazionale che ha investito sul principio la terra è passata e tutto il pianeta sembra tornato alla normalità, salvo un leggero ritiro delle acque che più che altro ha portato benefici alla mia Venezia.
Io colleziono foto ad alta risoluzione scattate dalle stazioni orbitanti attorno al globo. Di continuo vengono svelati dettagli sulla consistenza dei petali, la forma a cuore del gineceo, il profilo affusolato degli stami e la loro composizione. Nella corolla che appare a noi lucida, sono presenti come intarsi che riflettono i colori dell’ultravioletto. Vuole comunicarci qualcosa, la Luna, ne sono certo. Dobbiamo solo interpretarne il linguaggio.
Per poter osservare direttamente il fiore, ho riesumato dalla soffitta il vecchio cannocchiale. Stava dentro l’armadio dove conservo le cose di lei. È incredibile sia ancora intatto.
Ho rimesso in funzione la postazione sotto il tetto che usavamo come osservatorio e ho puntato il cannocchiale verso il cielo. All’inizio la mano tremava un poco, ma dopo aver messo a fuoco l’obbiettivo, la Luna mi ha conquistato e ho preso confidenza.
Anche i miei vicini, i coniugi Marangon, sono presi dall’euforia. Hanno invitato parenti e amici e si lanciano in canti e danze. Pensare che poco tempo fa erano solo dei miti ottantenni rassegnati ad attendere la fine dei propri giorni.
Mi sto interessando alla letteratura epica che parla del nostro satellite. Mi affascina la storia di Astolfo che recupera il senno di Orlando proprio dalla Luna. Forse è questo che sta accadendo. Forse avevamo perduto il buonsenso e la Luna misericordiosa ce lo sta riconsegnando.

7 Maggio 2023

C’è grande fermento. I Marangon e i Furlan si sono uniti e hanno fondato una nuova religione. Si fanno chiamare i Lunatici. Sembrano felici, e tanto mi basta per invidiarli. Io, dalla morte di Lara, sono confinato in un isolamento contemplativo, vivo da eremita. Non è la paura che mi tiene prigioniero, ma l’incapacità di sopportare la serenità. Tutto ciò che dà gioia mi è di peso. La commozione per i gesti più banali mi porta a piangere senza ragione. E anche se sono lacrime di felicità, mi lasciano spossato come per un lutto.
Dicono che gli stami della Luna non siano fermi ma ondeggino continuamente emettendo frequenze che disturbano le ricezioni dei nostri dispositivi. Per fortuna si tratta di una cosa risolvibile. È sufficiente un filtro di basso costo da collocare nelle case e l’interferenza viene bloccata. Vorrei anche io avere un filtro che mi permettesse di sostenere gli sguardi delle persone senza essere sovrastato dai sentimenti.
Prego che questo evento inaspettato scoperchi la mia vita, la migliori, come sembra stia accadendo al mondo intero.

14 Maggio 2023

L’aria è mutata. Rileggo quanto scritto il giorno dopo la fioritura Lunare e sembra passato un secolo.
Un vento glaciale s’insinua nei vicoli, isolandoci nelle case e gelando le gemme sugli alberi. Ma peggio del freddo inatteso è il mutamento del sentimento generale.
Tutto è partito qualche giorno fa dal Giappone. Un comico dal nome impronunciabile ha condiviso un’ingenua battuta.
“Non vedete? La Luna è una bella donna profumata. Chissà che gran mosconi ci gireranno intorno!”
Internet è subito impazzito, ingolfato di meme apocalittici su ipotetiche invasioni a opera di colossali calabroni spaziali.
A nulla valgono le rassicurazioni degli esperti che sottolineano la natura singolare della fioritura. Il senso di stupore indotto dall’evento è precipitato in un baratro d’ansia.
I Lunatici che prima mi divertivano con la loro goliardia, si aggirano strafatti, in preda ad allucinazioni. Li si riconosce per la nera benda alla fronte con il bianco disegno di un fiore di luna. Il rampicante non rassomiglia in nulla, se non per il colore, all’immenso fiore lunare. Ma è la loro follia, tragicamente, a comportarsi come il rampicante, attorcigliandosi in vortici ripidi che confondono la mente. Negozi e bar sono oggetto del loro saccheggio. Si moltiplicano violenze sessuali giustificate da imprecisati riti per ingraziarsi improbabili divinità millenariste.
Anche io temo l’incombere della fine del mondo. Ma l’attendo con più serenità. Forse, nell’intimo, la vedo come una liberazione del mio essere. Evolvere, finalmente, nel tutto che mi seduce.
E così posarmi su Lara e Piero, dovunque essi siano, in pace.

24 Maggio 2023

L’incredibile sembra non aver termine.
I tanto temuti calabroni spaziali si sono materializzati dalle parti di Mercurio e si dirigono a velocità vertiginose incontro alla Luna. Il governo cerca inutilmente di rassicurare con comunicati sconnessi e in perenne contraddizione, per contenere il delirio generale. Col cannocchiale ho sorpreso uno degli insetti posarsi su Venere. Le sue zampe hanno raspato a lungo la superficie del pianeta. Non oso immaginare lo sconquasso provocato. All’atto di riprendere il volo, poi, il moscone si è dato la spinta con le zampe posteriori e mediane, facendo leva su Venere. Ciò ha chiaramente deviato il suo corso attorno al Sole. Ho letto diverse fonti. Concordano nel dire che per fine anno Venere sarà talmente vicina al Sole da esserne fagocitata. Ecco i disastri di cui sono capaci.
Tutto ciò mi ricorda te, Lara. Il senso di vuoto che hai lasciato. Mi sento disabitato, come la voliera del giardino, la ricordi? Ora dormo in scantinato. La tua camera e quella di nostro figlio hanno troppi cinguettii di una felicità che non è più.
La vita qui attorno, intanto, prosegue indifferente. Le rondini completano il nido sotto il cornicione di casa e si organizzano per la nuova covata. Le invasioni di formiche sono arrivate puntuali senza minimamente scomporsi per tutto quanto agita il genere umano, insensibili al sentimento d’urgenza da cui siamo vinti noi esseri senzienti. Forse perché loro lo sanno, sentono scorrere l’universo, questa corrente irrefrenabile di cui noi abbiamo dimenticato la forza incontrastabile.
M’è sempre più chiaro. Per questo sono nato, per essere trasportato come spora da questa corrente. Non per dominarla, ma per sfruttarla e disperdermi il più lontano possibile, in cerca di nuovi luoghi dove mettere radici.
Gli scienziati stimano che i poderosi insetti arriveranno nei pressi della Luna già dopodomani.
Io sono qui. Li aspetto.

27 Maggio 2023

Sto osservando quelle che ormai gli esperti hanno catalogato come immense api. Sono arrivate insieme, in due, una appena più grande dell’altra.
È incredibile quanto ricordino il nostro amato insetto terrestre, a parte per il colore blu cobalto del torace e dell’addome. Gli ocelli sembrano strutture di metallo illimitate, riempimenti escheriani dello spazio in cui perdersi come tra infiniti scaffali della Biblioteca di Babele. Lungo la superficie delle ali, rossi hamuli risaltano come coralli.
Non è necessario munirsi di cannocchiale per vederne i dettagli. Basta osservarli a occhio nudo.
Sono immerso nel silenzio. Siamo tutti con gli occhi sospesi al cielo, fissi sull’opera degli insetti. Per il momento danzano tra gli stami e non sembrano rivolgere alcun interesse al nostro pianeta.
Penetrano sempre più nell’interno della corolla, quasi fatichino a trovare nettare.
Ne è rimasto visibile solo parte dell’addome.
Ormai è solo questione di tempo. Finito il loro lavoro sapremo la nostra fine.
L’orrore… l’orrore! Il cuore mi rimbalza scostante, il respiro è un rantolo. Scrivo per non lasciarmi travolgere, per sopravvivere. Perché la realtà è il panico, la piena di un fiume, e queste righe sono l’unico argine che posso opporre.
Le api galattiche sono state ingoiate, letteralmente ingoiate.
La Luna era un inganno, una terribile chimera. Un fiore carnivoro, ecco cos’era.
Così come rapidamente s’è aperta, di scatto s’è richiusa, condannando le due api a una morte crudele. Il loro stridio è risuonato penetrando la nostra atmosfera, prima che i petali si chiudessero totalmente. Per un attimo le trasmissioni sono saltate. Ma io ho potuto vedere tutto col cannocchiale. Per fortuna i vetri hanno tenuto, pur vibrando intensamente in risonanza con il lamento di morte. Dagli alberi sono caduti diversi nidi e foglie. La radio parla di una marea disastrosa in laguna. Sembra però già si stia ritirando.
La Luna è tornata presto alla sua forma sferica originale, immota. Non lascia trasparire nulla all’esterno della tragedia che si consuma nelle sue viscere, la crudele digestione di due insetti ingannati dal tranello del nostro satellite.

31 Maggio 2023

La vita sulla terra è ripresa come se nulla fosse accaduto. Il lavoro, le inquietudini, gli impegni insignificanti che ci alienano dalla consapevolezza della morte che incombe. Abbiamo fretta, noi umani, di dimenticare, di rimuovere i nostri dolori. È un’atto istintivo di difesa, la negazione. Gli stessi Lunatici si sono sciolti e hanno dato vita a un innoquo gruppo Yoga. La domenica organizzano viaggi a santuari in giro per l’Italia, in un sincretismo che pare avere successo. Se non altro i miei vicini ci hanno guadagnato qualcosa.
Il vento solare continua a soffiare nello spazio, ma non fa più paura.
Quanto è accaduto però in me ha fatto riemergere lo sconforto, il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato. Per quel figlio, Lara, che avevi detto mio e non lo era, per quanto l’amassi.
Sto osservando il cielo con lo stesso cannocchiale su cui le nostre dita si sovrapponevano continuamente mentre guardavamo le stelle, attraverso le lenti. Davanti a lui ti ho chiesto di sposarmi in una notte di Luna piena. E poi abbiamo fatto l’amore, con gli astri che approvavano.
Continuo a scrivere per parlarti, anche se non ci sei più. Perché hai dovuto dirmelo? Perché non hai potuto tacere una verità che ha fatto solo male? C’è voluta la Luna per svelarmi quello che per te era già chiaro. Che prima o poi ciò che è viene allo scoperto, che nulla rimane nascosto per sempre.
Ho ripreso a guardare i pianeti, come facevamo insieme. Mentre ti scrivo i miei occhi sono fissi su Marte. Da qualche giorno sembra tremi molto. A uno dei poli presenta una cresta inquietante che sembra quasi … eccolo è sbocciato!
La Luna prima e ora Marte! Una rivelazione! Il sistema solare, forse tutto l’intero universo non sono che miliardi di bulbi pronti a sbocciare, un immenso giardino di fiori.
Un’epifania, Lara. Un’epifania dell’Universo. Mi torna in mente quella notte, amore. Sì, quando vi ho colpito , tu e Piero, col cannocchiale che incredibilmente è rimasto intero. Volevo capire, vedere cosa c’era dentro, perché credevo volessi distruggere tutto. La testa ti si è aperta in petali rossi, e poi anche quella di Piero, che era corso a proteggerti. Capisco ora che eravate fiori misteriosi e io non ho avuto la pazienza di coltivarvi, con i vostri segreti e spine.
Sento la terra tremarmi sotto i piedi, sempre più forte. E non è solo una sensazione. La Terra sta per sbocciare.
So cosa devo fare, ho decifrato il messaggio che la Luna voleva mandarmi.
Prendo il cannocchiale e arrivo, Lara.
È tempo di fiorire.

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