12/5/2021 - 18:33

 

A marzo 2021 è uscito per Bompiani I padri lontani di Marina Jarre, riedizione curata da Marta Barone. Un romanzo autobiografico, che segue la scrittrice dall’infanzia in Lettonia fino alle valli valdesi e poi Torino, raggiunta in età adulta. Il 5 maggio alle 19.00, in diretta sulla pagina Facebook della Scuola di scrittura Belleville, Marta Barone racconterà Marina Jarre e la sua opera, in dialogo con Marco Rossari.

> In attesa dell’evento, la scrittrice di Città sommersa ha risposto a quattro domande per BellevilleNEWS.

 

Qual è stato il tuo primo approccio all’opera di Marina Jarre e da dove nasce l’idea di ripubblicare i suoi romanzi?

Il mio primo approccio è stato del tutto casuale, da semplice lettrice: abitavo ancora con mia madre, ho preso per un viaggio dalla sua biblioteca un libro uscito da poco per Einaudi (era il 2009 o il 2010) dal titolo affascinante, Il silenzio di Mosca. Era una bizzarra, inclassificabile raccolta di testi autobiografici con incursioni nel personal essay, e la scrittura era così singolare, intelligente e rapinosa che mi ha subito colpito non aver mai sentito nominare l’autrice, che pure era molto anziana e molto aveva pubblicato. I suoi libri erano introvabili, sono arrivati nel corso degli anni, tramite prestiti da amici di mia madre o ritrovamenti su bancarella. Alcuni erano davvero enormi, capolavori veri e propri, e tutti molto belli, spesso anticipatori di scritture che sarebbero emerse trenta o quarant’anni dopo, con una voce unica, europea e italiana al contempo. Trovavo scandaloso che la sua opera eccezionale fosse scomparsa dalle librerie e il suo nome dimenticato, quando invece avrebbe avuto tutto il diritto di stare nel canone dei più grandi scrittori italiani del secondo Novecento. Jarre è morta nel 2016, sconosciuta ai più (o al limite ricordata come “narratrice dei valdesi” perché negli ultimi anni della sua vita aveva scritto soprattutto testi teatrali e saggi sul mondo valdese). Ho pensato che sarebbe stato interessante scrivere un pezzo che raccontasse quanto invece fosse ampio il suo mondo di narratrice, e quanto importante per la letteratura italiana. Il breve saggio è uscito sul Tascabile nel dicembre 2016. Sono stati gli eredi, ossia i figli di Jarre, a contattarmi e a chiedermi se volessi diventare curatrice della sua opera. Dopo una riflessione ho accettato e naturalmente la prima idea è stata quella di lavorare per una ripubblicazione che avesse un senso e una logica, per collocarla da qualche parte e trasformarla in un classico contemporaneo, come Morante o Vittorini, perché, semplicemente, quel posto le spettava, quali che fossero le ragioni del suo limitato successo. Bompiani ha una collana di questo genere ed è per questo che, oltre a un paio di altre case editrici, mi sono rivolta a loro: dopo una valutazione hanno accettato di tentare con tre libri, presentandoli al pubblico in una nuova veste e con prefazioni adeguate, nella speranza appunto di far rientrare Jarre tra i nostri classici contemporanei e quindi procedere con la ripubblicazione di tutta l’opera o almeno della maggior parte dei titoli (come sta avvenendo o è già avvenuto con Soldati, Vittorini, Alvaro, giusto per fare qualche nome).

Tu e Marina Jarre avete in comune Torino, dove si ambientano I padri lontani Città sommersa. Che differenze ci sono tra la città di Jarre e quella del tuo romanzo?

La sua è la Torino degli andirivieni tra passato e presente (il presente del 1987) tra i primi viaggi quando vi studiava alla fine della guerra, del matrimonio e del lavoro come insegnante, la città dei figli, una città dove la Storia non entra, se non per brevi cenni, perché è una dimensione ridotta soprattutto alla casa, alla scuola, al simbolo e ai rapporti familiari. La città del mio romanzo è la città in cui presente e passato si sovrappongono, ma il passato è quello degli altri, quello antecedente alla mia nascita, e nonostante il libro cerchi di raccontare la storia di un individuo, quell’individuo nei fatti della Storia stava, e quindi la Storia entra, per forza: l’immigrazione degli anni sessanta, i movimenti degli anni settanta, la Fiat e tutto il correlato, la lotta armata e la fine di un’epoca. Ciononostante, qualcosa in comune abbiamo: la città metaforica, la città simbolica, benché anche qui entrino in gioco delle differenze; io con la mia città ereditata e reinterpretata, lei “senza patria” in una città che finirà per appartenerle e somigliarle quasi per caso.

Cosa significa curare la riedizione di un romanzo come I padri lontani? Qual è stato il tuo ruolo?

Dopo che Bompiani ha accettato il tentativo con tre libri, il mio primo compito è stato scegliere i primi tre titoli da proporre: ho quindi deciso di partire da I padri lontani, il primo libro autobiografico di Jarre, perché racconta la sua storia, la sua voce spicca in modo peculiare ed era a parer mio il modo migliore per ripresentarla al pubblico. Aveva pubblicato molti romanzi prima, ma I padri lontani è perfetto per il nostro tempo in cui l’autobiografismo ricorre nelle maniere più disparate e interessanti, è forse il suo capolavoro e la rappresenta in pieno come figura letteraria e come figura umana. Ho poi selezionato i libri che verranno dopo e ho scritto le tre prefazioni per spiegare quale operazione editoriale si stava conducendo e, almeno per I padri lontani in quanto primo a tornare, alcuni dei motivi per cui Marina Jarre è una scrittrice da riscoprire e da riportare a una luce degna.

Dopo Marina Jarre, di quali scrittrici o scrittori italiani auspichi una riscoperta?

Ho curato il libro di un grande autore passato in sordina, Umberto Silva, vivo e vegeto. Uscirà anche questo per Bompiani all’inizio di giugno. Per adesso con le riscoperte sono a posto così. Ci sono molte case editrici che stanno lavorando sui dimenticati e soprattutto sulle dimenticate, quindi c’è già un movimento in questo senso, e va più che bene. I nomi molto importanti che dovevano riconquistarsi un posto, come Anna Maria Ortese o Giorgio Manganelli, quel posto ora ce l’hanno, e piuttosto stabile: forse è proprio ora di ridisegnare il nostro canone allargandolo un po’ oltre i soliti Calvino Bassani Moravia Morante e Ginzburg, senza nulla togliere a Calvino Bassani Moravia Morante e Ginzburg, naturalmente.

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Marta Barone è nata e vive a Torino. Traduttrice e consulente editoriale, ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori. Il suo primo romanzo, Città sommersa (Bompiani), è stato candidato al Premio Strega 2020.
È curatrice dell’opera di Marina Jarre per Bompiani.
(Ph. ©Delia Simonetti)

 

Marina Jarre è nata a Riga nel 1925 e ha vissuto in Italia fino alla sua scomparsa nel 2016. Nei suoi romanzi e racconti sono centrali l’analisi psicologica dei personaggi, l’identità culturale e i temi autobiografici. Tra i suoi romanzi, Il tramviere impazzito e altre storieNegli occhi di una ragazzaUn leggero accento stranieroTre giorni alla fine di luglioUn altro pezzo di mondoTi ho aspettato, SimoneRitorno in Lettonia (Premio Grinzane Cavour 2004), Il silenzio di MoscaFuochi.