Lo specchio deformante del fantastico. Intervista a Laura Pariani e Nicola Fantini

Intervista a Laura Pariani e Nicola Fantini

Spettri, doppelgänger, catastrofi, allucinazioni  e metamorfosi sono solo alcuni dei mezzi con cui il fantastico sovverte l’ordine delle cose, insinuandosi nel quotidiano e turbandone l’apparente razionalità. Abbiamo fatto tre domande a Laura Pariani e Nicola Fantini, scrittori e docenti del seminario Storie meravigliose. Otto lezioni sul fantastico, per scoprire le particolarità della narrazione del mistero nel Novecento, il secolo in cui l’inconscio entra in letteratura.

> Laura Pariani e Nicola Fantini presenteranno il seminario nel corso di una lezione online e aperta a tutti, il 6 aprile alle 19.00.


Per il vostro corso Storie meravigliose avete scelto di concentrarvi sulla letteratura del Novecento. Che impatto hanno avuto le teorie di Freud sul modo di raccontare storie fantastiche?

Si deve a Freud l’indagine dei risvolti inconsci del sentimento di paura o d’angoscia suscitato dalla narrazione fantastica. Nel saggio Der Sandmann, Freud analizza un racconto di E. T. A. Hoffmann, sospeso tra sogno e realtà: il protagonista ricorda che, quand’era bambino, sua madre, per convincerlo ad andare a letto, ricorreva alla minaccia della venuta di un mostro che gli avrebbe gettato la sabbia negli occhi fino a farli schizzare fuori dalle orbite. Dopo aver evidenziato il tema della paura dell’evirazione, Freud mette in luce la particolare funzione del racconto fantastico: quella di liberare, attraverso la finzione letteraria che agisce da travestimento, un contenuto rimosso (cioè cancellato dalla coscienza) che ritorna nel testo come “perturbante”.
Il fantastico novecentesco mette perciò al centro delle sue trame temi che sono divenuti oggetto della ricerca psicanalitica (per esempio, il sogno, il ricordo, lo sdoppiamento della personalità, le nostre energie psichiche oscure). D’altro canto la visione del mondo dei narratori contemporanei di storie fantastiche è sicuramente stata influenzata anche dalla ricerca scientifica (per esempio, la teoria della relatività, con l’impossibilità di definire un tempo assoluto).

E dov’è finito il soprannaturale che tanta parte ha avuto nel fantastico ottocentesco?

Il soprannaturale (spettri, magia, vampiri, patto col diavolo…) è il motore del fantasy e dell’horror, territori sterminati che in questo corso non avremo tempo di trattare diffusamente, visto il monte ore a disposizione. Lo stesso vale per la fantascienza. Naturalmente occorre tener presente che stabilire confini assoluti tra questi generi non è sempre possibile. Nel corso ci sarà comunque occasione di parlarne.

Anche la letteratura fantastica ha bisogno di verosimiglianza?

Il fantastico mette al centro della narrazione qualcosa di dichiaratamente inverosimile, secondo i comuni parametri del senso comune; d’altro canto la storia viene presentata come vera, come realmente accaduta. Proprio per questo, il racconto fantastico ricorre a particolari procedimenti di “accreditamento” della storia: ha bisogno costantemente di creare un “effetto di realtà”.
Compito di un buon scrittore di letteratura fantastica è provocare una tensione senza far ricorso a diavolerie sovrannaturali. Il corso perciò si svilupperà proprio sulle caratteristiche tecniche della creazione di questa suspence, cioè del passaggio che va dalla costruzione del “piano della normalità” fino all’introduzione dello scarto dalla norma.

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