Dalla scatola dei sogni agli smartphone. Intervista a Filippo Casaccia

Intervista a Filippo Casaccia

Il 22 aprile comincia Scrivere un format, il laboratorio online con Filippo Casaccia, autore televisivo da oltre vent’anni. In attesa che comincino le lezioni, abbiamo fatto a Filippo tre domande per capire cosa significa progettare e scrivere un format e come sta cambiando il mondo della narrazione televisiva.

Filippo Casaccia presenterà il corso durante una lezione aperta, che si terrà il 31 marzo, dalle 18.30 alle 19.30.


Quando cominci a lavorare all’idea per un format, da cosa parti? Hai già in mente quello che sarà il tuo pubblico o è qualcosa che definisci in un secondo momento?

L’idea di un format dipende da tante cose, ma soprattutto dal committente e dal pubblico a cui si rivolge. La tivù generalista cerca più pubblico possibile per cui l’idea più è universale meglio funziona. Altre realtà produttive hanno invece esigenze diverse: un format può cavalcare un sentimento, un fenomeno di costume o un tema di attualità, e contribuire a “posizionare” il network che lo distribuisce (in onda o on demand); oppure il format può essere cucito addosso a un personaggio, nel rispetto delle sue caratteristiche, potenzialità e desideri. In questi due ultimi casi il pubblico è più selezionato ma non meno importante, per cui occorre studiarne il profilo con attenzione ancora maggiore e capire su quali elementi puntare. 

Oggi un numero considerevole di video-narrazioni vengono fruite dal cellulare. Qual è stato l’impatto degli smartphone sulla scrittura televisiva?

Il linguaggio delle video-narrazioni, io credo, sta ancora cercando una nuova fisionomia: le dimensioni ridotte dello schermo apriranno la strada a uno stile di regia che privilegi i primi piani, un po’ come accadeva in televisione prima dell’avvento dei maxi-schermi. Probabilmente, anche dal punto di vista della narrazione si andrà – per quel che riguarda i contenuti di facile fruizione e durata contenuta – verso una semplificazione, una facilità di lettura, sia che si parli di programmi che di serialità. Anche la durata ne risentirà: quanto più un format è agile tanto più facile è condividerlo. Resta da capire se nasceranno percorsi paralleli, format per lo smartphone e format per il maxi-schermo di casa, che invece invoglia a un linguaggio più spettacolare.

Come per il cinema, anche un format tv prende vita attraverso il lavoro di una squadra: qual è il ruolo dell’autore nel coordinare i diversi attori in campo, e quali le criticità maggiori che si possono presentare?

L’autore capo di ogni programma televisivo e serie (chiamati “capo progetto” e “showrunner”) ha la responsabilità di far funzionare la squadra. Si occupa di tutto ma non fa tutto: passa il suo pensiero agli specialisti di ogni settore e assieme a loro sviluppa le idee. Dalla grafica alle musiche alla scenografia al linguaggio alla scelta degli ospiti… un format vive di un gran numero di macroscelte in fase di ideazione e di tantissime microscelte (comunque fondamentali) in fase di realizzazione. Un buon autore capo lascia libertà ai suoi collaboratori, ma comunica sempre ciò che si aspetta da loro. La creazione della squadra e l’individuazione dei compiti di ognuno sono il primo, importantissimo passo da compiere. Se delle criticità sorgeranno, sarà proprio a causa di qualche mancanza o ambiguità in questa delicatissima fase preliminare.