Lista dei consigli di lettura (e scrittura) per scrittori di racconti, di Racconti edizioni

L'editore che legge, Racconti edizioni

Dopo Federico Baccomo e Marina Mander, lo Scrittore che legge su TYPEE diventa un editore, anzi due: Stefano Friani ed Emanuele Giammarco, fondatori di Racconti edizioni, la casa editrice romana nata per pubblicare soltanto racconti.


In attesa di incontrarli su BellevilleOnline il 14 settembre (le prenotazioni sono aperte qui), abbiamo chiesto a Emanuele e Stefano la loro lista di consigli di lettura per scrittori di racconti. Eccola:

 

Emanuele Giammarco

«Il racconto ha qualcosa di fatale. Lì c’è la necessità, mentre nel romanzo c’è la libertà.» Tengo in tasca questa massima di Cortàzar (un po’ sintetizzata) come definizione prêt-à-porter quando mi chiedono che differenza ci sia fra «romanzo e racconto» (che poi è una domanda che viene posta soltanto quando si parla di racconti e mai quando si parla di romanzi). Bisogna però tenerla lì accanto alle nostre letture solo se si è disposti a smentirla, a re-interpretarla. Le lettere vincono sempre. Gli scrittori fanno come vogliono. E i lettori – se sono onesti con se stessi – amano ciò che vogliono. Quindi la verità è banale, perché non tutte le domande centrano il punto: i racconti sono delle composizioni brevi.

Qui una serie di cose da leggere, ovvero una serie di modi per affrontare la brevità.


– Julio Cortàzar, Tutti i fuochi il fuoco (ma anche qualsiasi racconto scritto da Cortàzar)

Prima c’è l’idea. L’idea fa la struttura, crea l’universo in cui si svolgono le azioni. Tutto il resto – personaggi, dialoghi, azioni, persino il paesaggio – gira secondo le regole imposte dall’idea. Ecco la fatalità. Fino a prova contraria.


– Alice Munro, Nemico, amico, amante… (ma anche qualsiasi racconto scritto da Alice Munro)

Eppure si possono scrivere racconti in cui la “libertà” è palese. È la libertà del pensiero che ricorda e quella dei fatti, delle casualità, della vita. In fondo un momento fondamentale (fondamentale ai fini di quello che si vuole raccontare) può accadere dopo aver fatto una cosa banale, o una cosa che non c’entrava nulla con la precedente. E ricordare significa anche saltare di palo in frasca. Questa Premio Nobel, in fondo, forse, è l’anti-Cortàzar. Fino a prova contraria.


– Shirley Jackson, La lotteria

Twists, anyone? Era tutto chiaro dall’inizio. Una discesa implacabile: di nuovo la fatalità.


– Joseph Roth, La leggenda del santo bevitore

Aspetta, è un racconto?


– Paul Auster, Trilogia di New York

Aspetta, è un racconto? Sì, sono tre racconti lunghi. Perché i libri di racconti non sono esattamente racconti, a meno che non si tratti di novelle, ma sempre “raccolte di” – e c’è una bella differenza. Quella che io forse impropriamente chiamo inter-narratività – la relazione fra più composizioni narrative – mi sembra sia un territorio ancora abbastanza inesplorato. Che relazione c’è fra un racconto e l’altro? Per esempio: un rapporto squisitamente narrativo. Su questo punto consiglio anche Trilogia della città di K. (non sono racconti, forse, ma chissene) e altri esempi di raccolte costruite su principi diversi: Addio a Berlino di Isherwood e Sillabari di Parise. La domanda è: che senso avrebbe leggere uno dei racconti di queste raccolte da solo?



Stefano Friani


– Joseph O’Connor, I veri credenti

O’Connor ha detto una volta che per apprendere a scrivere racconti si metteva tutte le sere di buzzo buono a ricopiare come un amanuense quelli di John McGahern, un altro grande della short story irlandese. Se il risultato di quei calli è visibile tra le pagine de I veri credenti ci sentiamo di consigliare lo stesso esercizio, magari partendo dai suoi di racconti o da qualunque altra grande prova di perfezione.


– Etgar Keret, All’improvviso bussano alla porta

Una delle fisse di Gordon Lish, l’editor più in gamba della sua generazione e un guru della short story, era che i racconti dovessero avere degli incipit che in nuce contenessero già tutti gli elementi della storia perfettamente dispiegati. Di più, volendo ridurre all’osso il racconto l’incipit sarebbe potuto e dovuto restare in piedi come storia a sé, esso stesso è il racconto in miniatura. Ecco, se sfogliate i racconti brevi e brevissimi di Etgar Keret vi renderete conto che gli attacchi fulminanti dei suoi racconti potrebbero funzionare come storie già da soli. Se poi la microfiction è di vostro gradimento, allora procedete recuperandovi quella di Luigi Malerba, quella di Margaret Atwood e a ritroso fino alla frase famosa di Hemingway: «Vendesi scarpe da neonato, mai usate».


– Isaak Babel’, L’armata a cavallo

George Saunders consiglia a tutti gli aspiranti raccontisti (© Luca Ricci) di cominciare qua: dal leggere i racconti di Babel’. Sono storie fradicie di sangue, barbarie e lirismo, dispacci dalla guerra civile russa che avranno l’eco di quella italiana in Fenoglio, coi Ventitre giorni della città di Alba. Non è detto che ci debba essere una guerra per scrivere così, ma va prestata attenzione a come questi due assemblano una raccolta di racconti dalla compattezza granitica senza perdere in episodicità.

Sempre sul tema racconti di guerra, tre consigli: Quanto pesano i fantasmi di Tim O’ Brien (la nuova edizione si intitola Le cose che portiamo), Brevi incontri con il nemico di Saïd Sayrafiezadeh e Fine missione di Phil Klay.


– Chimamanda Ngozi Adichie, Quella cosa intorno al collo

Per la categoria storie from elsewhere, c’è l’imbarazzo della scelta e avremmo potuto benissimo indicare Jhumpa Lahiri con L’interprete dei malanni, ma oltre a essere ambientate e provenire da un altrove poco bazzicato, anche la prospettiva della narrazione ci arriva da diversi angoli. Adichie usa la prima, la terza e persino la prima plurale. Soluzioni che trovate anche altrove, penso ai nostri Karma clown di Altaf Tyrewala e Famiglie ombra di Mia Alvar, per rimanere sulle voci meno frequentate dai lettori. A dimostrazione che il racconto è vivo e vegeto oggi, dappertutto nel mondo.


– Roberto Bolaño, La letteratura nazista in America

Una pratica esecrabile e spesso noiosa che però può avere dei risvolti divertenti è quella delle biografie impossibili; vite che sono racconti mirabolanti di imprese fittizie e non. È una scorciatoia che può anche essere utile per il novizio a patto di non cadere nella tentazione di credersi Borges: i racconti quasi si scrivono da sé e si ha già bell’e pronta la cornice concettuale della raccolta. In questo caso, ogni tanto Bolaño riesce a farci ridere. Altre opzioni e soluzioni validissime di chi riesce a aggirare il tranello le trovate in Le interviste impossibili di Giorgio Manganelli, Atlante delle meraviglie di Danilo Soscia, oppure per certi versi Gli scrittori inutili di Cavazzoni e il gemello I difetti fondamentali di Luca Ricci. Spingendosi molto di più sul versante ucronico e sperimentale e cervellotico ma con più o meno quel taglio di cui sopra: Mio padre la rivoluzione di Davide Orecchio e La mostra delle atrocità di Ballard.


– Ambrose Bierce, Tutti i racconti

Ci sono scrittori che riscrivono sempre la stessa storia per tutta la vita: Ambrose Bierce è la loro divinità di riferimento, visto come An Occurence at Owl Creek Bridge e il suo meccanismo a orologeria siano quasi diventati un’ossessione per il suo autore, che ha confezionato a getto continuo racconti con lo stesso principio prima di far perdere le tracce di sé in Messico. Un altro racconto così è La porta nel muro di H. G. Wells. Li trovate entrambi tradotti su Altri animali.

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